Incredibile ma vero, ci viene quasi voglia di fare sindacato in Cina

Per chi fa sindacato l’unica notizia davvero esaltante degli ultimi giorni viene dal secondo colosso economico del mondo. La tristemente nota Foxconn, primo datore di lavoro privato della Cina, ha deciso di consentire a sindacati non ufficiali, cioè presumibilmente indipendenti da quelli organizzati dallo Stato, di entrare in azienda e di essere scelti direttamente dai lavoratori, che in tutto tra operai e impiegati sono più di un milione di persone. Di fronte a una svolta così epocale verrebbe voglia di trasferirsi in Cina e andare a fare “sindacato non ufficiale”. La Foxconn, azienda taiwanese, è nota perché produce per Apple e Samsung a costi bassissimi ed è altrettanto tristemente nota perché riesce a farlo a con ritmi di lavoro disumani, tali da causare negli ultimi due anni una lunga serie di incidenti e di suicidi che hanno fatto il giro del mondo. I “giocattoli” tecnologici con i loro marchio sono il frutto di un ipersfruttamento della mano d’opera, ma vengono pagati profumatamente da chi li acquista nel mercato. Le pressioni al cambiamento provenienti dall’interno di Foxconn e dall’esterno, cioè da un’opinione pubblica sempre più informata e scandalizzata dal trattamento riservato a quei dipendenti, portando ad una cattiva pubblicità, non ha consentito di poter continuare a perseverare con un’organizzazione del lavoro disumana. Il “via libera” al sindacato non ufficiale dato dalla prima azienda privata cinese per ora sarà forse una questione di immagine, ma va considerato comunque un promettente inizio, un segnale, una scintilla che lasciano almeno immaginare la possibilità di una vita migliore per i lavoratori cinesi e allo stesso tempo di una vita “meno facile” per quelle aziende occidentali che hanno pensato di sfruttare a loro vantaggio l’assenza di regole  nel mercato cinese. E qui la questione potrebbe diventare ancora più spinosa ma, come detto all’inizio, i cambiamenti non si possono fermare e nulla resta sempre uguale a prima. Certo non basterà un sindacato non ufficiale ad aiutarci sconfiggere sul mercato un colosso mondiale, qualcuno dice “dai piedi d’argilla”, come quello cinese. Perché tutto il resto, cioè gli investimenti, l’innovazione, le produzioni e quindi la crescita spettano unicamente a noi e alla nostra reale voglia di cambiare.

*Segretario Generale Ugl