Il nostalgico Ruotolo non stringe la mano al candidato “fascista”…

Siamo nel 2013? A giudicare da certi atteggiamenti sembrerebbe proprio di no. Accade infatti che, alla tribuna elettorale del Tgr Lazio, il giornalista Sandro Ruotolo, candidato di Rivoluzione civile e già inviato Rai per Michele Santoro, abbia rifiutato di stringere la mano al candidato di Casapound Simone Di Stefano con la seguente motivazione: “Sono orgogliosamente antifascista”. Quindi ha fatto riferimento alle accuse omofobe comparse su Facebook contro Nichi Vendola, ha dato la colpa al movimento di Iannone (lo stesso che in passato organizzò dibattiti con la deputata Pd paladina dei diritti gay Paola Concia) e ne ha tratto le conseguenze per lui ovvie, come se fosse la cosa più naturale del mondo: “E allora io dico, non ti stringo la mano”. Di Stefano ha replicato: “Ruotolo è antifascista? Problema suo. Però Zingaretti me l’ha stretta la mano”. Atteggiamenti di discriminazione che ricordano le tribune politiche in cui i giornalisti si alzavano e se ne andavano per protesta contro la partecipazione di Giorgio Almirante o, ancora, la mancata stretta di mano tra il primo ministro belga Di Rupo e Pinuccio Tatarella che da post-missino si introduceva con timidezza nel consesso istituzionale europeo.

Ora, è chiaro che Di Stefano sopravviverà anche se Ruotolo non gli stringe la mano ma ciò che colpisce in tutta la vicenda, più che la recrudescenza di certi residui ideologici, è che Ruotolo ha quasi 70 anni e Di Stefano ne ha 36. Dovrebbe essere il primo, date l’età e l’esperienza, a dare esempi di tolleranza al secondo, soprattutto se si pretende di volerlo “recuperare” alle regole di civiltà e di democrazia. Dovrebbe sapere, Ruotolo, che certe “bravate” erigono muri e pregiudizi che non fanno bene a nessuna società, che certi gesti istituiscono distanze tra i buoni e i reietti e che poi c’è chi crede davvero che il mondo vada “purificato” dai reietti. Dovrebbe sapere, Ruotolo, che già sulla base di questi presupposti si è verificata in Italia una guerra civile strisciante e devastante tra giovani che si odiavano di un odio inutile. Come può sentirsela, un giornalista di esperienza come Ruotolo, di fare da apripista alla neodiscriminazione antifascista e senza che i suoi compagni di un tempo abbiano mai detto una vera parola di autocritica sui lutti e le tragedie che certi comportamenti, oggi perpetuati da Ruotolo, hanno determinato in passato? E sarebbe questa la “rivoluzione civile”? Questo è il peggior passatismo, l’arroccamento nostalgico sugli steccati del passato. Non riusciamo a pensare a nulla che sia più sciocco, anche per ciò che potrà maturare dal gesto di Ruotolo, a nulla che sia più arrogante, a nulla che sia più ridicolo della patetica rincorsa di certi giornalisti (ricordate il giornalista del Fatto Andrea Scanzi contro Alessandra Mussolini?) a mettersi, in un tempo che non richiede tali sforzi,  il fazzoletto da partigiani.