Il monumento a Graziani: nulla di nuovo sotto il sole, è ancora… polemica

Ricomincia da New York il tormentone contro il mausoleo dedicato da Affile, un paesino del Lazio, al maresciallo Rodolfo Graziani, ministro di Salò. Nell’agosto scorso fu il New York Times, ora è Girma Abebe, ex diplomatico di Addis Abeba all’Onu, a rivolgere un appello al governo italiano perché rimuova il monumento innalzato in onore del generale protagonista delle guerre coloniali in Libia e Etiopia. Abebe, che nel 1937 vide la casa dei nonni ridotta in cenere dalle truppe italiane, nel corso di una tavola rotonda alla City University of New York ha proposto addirittura di investire le Nazioni Unite e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza: «Il monumento a un criminale di guerra è una vergogna devastante. Tutti lo dobbiamo condannare». Ma perché proprio adesso è riesplosa la polemica dopo che già nei mesi scorsi se ne è parlato a lungo, con tanto di sit in di protesta della sinistra ad Affile? Forse perché il 19 febbraio in una trentina di città del mondo, da Johannesburg a Gerusalemme (e a Manhattan davanti alla sede della missione italiana all’Onu), si terranno manifestazioni organizzate dalla Global Alliance for Ethiopia. Come è noto, Affile, piccolo Comune laziale, è finito al centro della bufera a causa del mausoleo, inaugurato l’11 agosto scorso, dedicato alla memoria del maresciallo Rodolfo Graziani, che tra il 1943 e il 1945 fu ministro della Difesa della Repubblica sociale italiana. Graziani è morto nel 1955 dopo esser stato condannato per collaborazionismo a 19 anni di prigione, di cui solo quattro mesi scontati. Il sacrario è stato costruito grazie alla volontà del sindaco del paese, Ettore Viri, e ha innescato furiose polemiche non solo in Italia, ma anche oltre confine. Viri ha spiegato che «Graziani è solo il nostro concittadino più famoso ed era colonnello già prima dell’avvento del fascismo: se la storia avesse avuto un corso diverso, noi lo avremmo celebrato lo stesso nel nostro parco dove c’è uno spazio dedicato a tutti i soldati. Le critiche sono fatte dai mistificatori della realtà: Graziani fu soltanto un eroe e non un criminale di guerra. Aderì alla Repubblica Sociale perché credeva, così, di salvare gli italiani. Adesso è facile giudicare la storia e criticare la nostra scelta di dedicargli questo monumento. Singolare poi che Graziani sia giudicato un criminale per quello che ha fatto in Africa durante la colonizzazione, quando invece quello che era il suo capo, Badoglio, è considerato da tutti un eroe».