Il modello elettorale “fazista” farebbe felice la sinistra

Immaginate un sistema elettorale dove il voto popolare del 24 e 25 febbraio vale solo per un quarto dei voti. Per l’altro quarto vale il risultato delle primarie. Per il restante cinquanta per cento decide un comitato di saggi. Persone competenti, preparate, che conoscono la materia, che non possono “sbagliare” il voto. Immaginate un voto annacquato, dove il parere degli italiani venga annacquato il più possibile. A questo punto potrete avere finalmente il risultato finale? Neanche per sogno. Il peso della gente comune resta sempre troppo pesante, di quasi il cinquanta per cento. Troppo. Quindi alla fine di questo procedimento complesso richiamate tutti gli italiani al ballottaggio scegliendo tra le tre prime coalizioni. Ma anche in questo caso, il loro voto debba pesare solo per la metà. Perché l’altro cinquanta per cento deve essere sempre deciso dal supercomitato di saggi, che ne sanno più degli italiani. Ecco, da questo ingarbugliato sistema elettorale dovrebbe uscire il vincitore. E la volontà degli italiani? Annacquata il più possibile.

Questo meccanismo elettorale, si chiama “fazismo”. È il sistema di voto di questa edizione del festival di Sanremo. Roba da far gridare: aridatece il Porcellum. Del resto, tra gli autori di Fazio c’è Michele Serra, che su Repubblica, in occasione dello scandalo della Regione Lazio, teorizzò il voto sbagliato dei cittadini laziali, colpevoli di avere eletto Franco Fiorito. Adesso si è capito quale sistema caldeggiava Serra: al posto della giuria di qualità di Sanremo, al seggio elettorale un comitato di saggi, magari con Eugenio Scalfari al posto di Nicola Piovani e Conchita De Gregorio al posto di Eleonora Abbagnato. Un comitato che prenda il risultato delle schede e lo corregga. Per il bene degli italiani, s’intende. E che farebbe felice la sinistra.