Il black out dei sondaggi fa felice solo Ingroia e Casini. Che ora sperano nell’effetto-Fantozzi…

«Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che l’Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff di testa, su calcio d’angolo. E a un certo punto un impiegato esultò, ventunooo!». Il bavaglio ai sondaggisti che scatterà a mezzanotte fa tornare alla mente quell’indimenticabile scena del “Secondo Tragico Fantozzi”, quando il nostro eroe, costretto dal megadirettore a presenziare all’ennesima proiezione della Corazzata Potemkin, si ritrova in una sala buia con altri sottomessi mentre a Wembley si gioca un’infuocatissima Inghilterra-Italia. Il black-out di notizie, dovuto anche alle perquisizioni con sequestro immediato di radioline, genera un delirio di false indiscrezioni che si diffondono in sala fino ad assumere i tratti della verità assoluta, per poi scatenare una rivolta alimentata dalla frustrazione dei festeggiamenti negati per la vittoria dell’Italia, che in realtà è solo frutto di una suggestione collettiva. Da oggi si rischia lo stesso effetto “fantozziano” sulla campagna elettorale: spifferi, rumors, imbeccate di ben informati, veline di falsi e veri sondaggisti a caccia di extra, leggende metropolitane e improbabili scoop, potrebbero caratterizzare gli ultimi quindici giorni che ci separano al voto, nei quali nessuno potrà ufficialmente esprimersi su distacchi, rimonte, sorpassi e decimali. I Piepoli e i Mannheimer escono dunque di scena, con tuttte le loro ambiguità, togliendo al Pdl l’argomento dell’ineluttabilità della rimonta e al Pd la smentita quotidiana. Ecco perchè, in un senso o nell’altro, la scomparsa dei sondaggi dal dibattito politico dispiace soprattutto ai due colossi, per motivi diversi. In particolare, non è gradita a Berlusconi, che sulle rilevazioni del polso dell’elettorato ha calibrato le proprie proposte politiche, più o meno choc, e la riesumazione del proprio zoccolo duro, sulle ali dell’entusiasmo. Non è un caso, invece, che il primo a esultare per il black out dei sondaggi sia invece Antonino Ingroia, il talebano della sinistra giustizialista, che ovviamente inquadra anche la questione-sondaggi nell’ambito di un più generale complotto politico-mediatico ai suoi danni. «Noi non abbiamo istituti vicini e quindi i sondaggi non ci calcolano proprio», ha detto oggi il leader di Rivoluzione civile, guarda caso nel giorno in cui le stime lo danno in forte arretramento. Fino a ieri, però, segnavalano un inatteso exploit del suo movimento, e i sondaggisti gli andavano bene. Ma è chiaro che l’elettorato che pesa i voti, più che contarli, quello che sa che un successo di Ingroia potrebbe costar caro al Pd e alla sinistra, è meglio tenerlo meno informato possibile su come tira il vento. Anche il centro montiano, finora massacrato dalle rilevazioni elettorali, ha tutto da guadagnare dallo stop. «I sondaggi non ci preoccupano: nelle ultime elezioni ci davano al 3% e abbiamo preso il 10%…», ironizza Pierferdinando Casini, che con la lista Civica di Monti per ora sta ben al di sotto dei quel 15% che è considerata la soglia minima di soddisfazione. Ecco perché il silenzio (dei sondaggisti), per Casini come per i suoi terzopolisti, è d’oro. E i montiani sono pronti ad approfittare (e magari a diffondere) rumors incontrollati per ridare un po’ di entusiasmo ai propri elettori un po’ depressi e alla ricerca disperata di sogni da coltivare. Proprio come il nostro amato ragionier Ugo.