I tecnici ci lasciano in eredità un Paese proiettato verso un 2014 nerissimo

Ecco l’Europa che ci consegnano i tecnocrati, Merkel, Monti e compangia. Ecco le politiche tagli e austerity quale fotografia del Vecchio Continette rilasciano: la crisi non molla la presa e costringe l’Unione europea a rivedere le stime sulla crescita all’interno dell’Eurozona, costretta a fronteggiare un altro anno di  recessione. Prendere il cannocchiale per vedere cenni di ripresa: bisognerà aspettare la fine del 2013 e non più la seconda metà dall’anno come ci avevano raccontato. Peggio: continuerà a crescere la disoccupazione che in Italia arriverà fino al 12% nel 2014. Questo il capolavoro tecnico che il governo lascia in eredità. A pesare sulla congiuntura negativa sono, in particolare, il calo degli investimenti anche per le stretta creditizia nel settore privato e la discesa dei consumi per gli stipendi sempre più bassi e falcidiati dalle tasse. Il Pil italiano calerà, quindi, dell’1% anziché dello 0,5% previsto a novembre. La ripresa (+0,8%) arriverà solo nel 2014, quando «l’incertezza sarà ridotta», mentre nel resto dell’Eurozona il Pil nel 2013 non andrà oltre lo -0,3% (+0,1% a novembre), mentre tornerà positivo nel 2014 con +1,4%. Le stime di novembre, che davano un +0,1 per il 2013, sono state quindi riviste al ribasso. Preoccupa soprattutto la disoccupazione. «Nel 2013 – dice l’Ue -, sulla base della nuova contrazione dell’economia, la disoccupazione in Italia aumenterà di un altro punto»: dal 10,6% del 2012 sale a 11,6% e nel 2014 toccherà il 12%. Nel resto dell’Eurozona raggiungerà il 12,2% quest’anno e nel 2014 resterà al 12,1%, contro le precedenti stime a 11,8% e 11,7%. Anche il resto d’Europa piange. Lo scorso anno il deficit spagnolo ha sfondato il muro del 10% arrivando al 10,2%, contro l’8% indicato a novembre, ma – ancora peggio – nel 2013 non scendere sotto al 6,7% e nel 2014 sarà al 7,2%, mancando completamento l’obiettivo di riduzione sotto il 3%. Riviste anche le stime sulla Francia: il Pil dei transalpini salirà dello 0,1% nel 2013 (0,0% lo scorso anno) e dell’1,2% l’anno prossimo, mentre il deficit sforerà l’obiettivo di riduzione del 3% sia per quest’anno che per il prossimo, attestandosi rispettivamente a 3,7% e 3,9%, con un 4,6% per il 2012. Anche la Merkel dovrà preoccuparsi. Il pil tedesco è calato dello 0,6% nel quarto trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, oltre le previsioni. Lo conferma l’Istat tedesco dopo le stime preliminari rese note il 14 febbraio. L’istituto di Wiesbaden rende inoltre noto che nell’ultimo quarto del 2012 l’export tedesco, volano della prima economia europea è sceso del 2% sul trimestre precedente. Deboli anche gli investimenti delle aziende. Due prove fanno un indizio. Quest’Europa a traino tedesco non funziona.