I media unanimi: la gaffe di Monti sulla Merkel è stato il più clamoroso autogol della campagna elettorale

Zero in condotta al professore. Il “gelo tra Monti e la Merkel”, come lo definiscono tutti i quotidiani che questa volta – caso unico-  trovano l’unanimità sullo scivolone del premier, è una pessima figura nazionale e internazionale. Editoriali e titoli durissimi contro di lui. Stavolta ha esagerato di brutto dando voce a retropensieri che la Cancelliera non si è mai sognata di affermare pubblicamente: «Dubito che la signora Merkel voglia che un partito di sinistra vada al governo», aveva letto nel suo pensiero. «Mai parlato delle vostre elezioni»: un gelo teutonico consegnato nella smentita categorica da parte del portavoce di frau Angela e poi ribadita da lei stessa in un’intervista. Monti non funzionerebbe neanche come portavoce della Merkel… «Attribuire un giudizio a una capo di governo straniero e farne un uso interno (indebolire Bersani, un avversario) esce dal galateo internazionale e consegna Monti alla tradizione enigmatica e indecifrabile della politica italiana», scrive nel suo editoriale Cesare Martinetti su La Stampa. “Monti l’ultimo autogol” titola Il Fatto Quotidiano: «Sentendosi forse a corto di elettori in Patria, Monti chiama a raccolta i fan all’estero…Peccato per lui», scrive Giampiero Gramaglia, deplorando di come si possa «mettere nelle mani della cancelliera tedesca la composizione del futuro governo». “Merkel zittisce Monti”, titola l’Unità. Scrive Ninni Andriolo: «E così, giunto all’ultimo miglio, Monti liscia il pelo a Grillo e piazza la bomba tedesca nel bel mezzo della campagna elettorale», stigmatizzando così l’episodio: «Monti fa scoppiare quasi un incidente diplomatico con la Germania». Andrea Bonanni su la Repubblica: «Ragioni di opportunità avrebbero dovuto sconsigliare Monti dal proporsi come esegeta dei pensieri privati e dei pensieri inespressi di Merkel sulla politica italiana». Il Corriere della Sera sottolinea la «piega scivolosa» presa dalla campagna elettorale di Monti. Probabilmente, si legge sul Messaggero, «il Professore prova ancora a spendere l’alto gradimento di cui gode a Bruxelles e in molte cancellerie europee…». Un’apertura di credito che chissà se durerà ancora. Utilizzare  la sua “amica” Merkel come spot elettorale non è stato un segno di grande amicizia, né di stile.