I greci, una parte della famiglia europea che non sa più ridere. Markaris riflette sui “tempi bui”

La crisi vista da un grande scrittore, perché l’Europa ha bisogna anche di “narrazioni” che vadano al di là di una moneta unica come fattore identitario. Questo lo scopo dell’ultimo libro di Petros Markaris, Tempi bui (Bompiani), che raccoglie interviste e interventi dell’autore teatrale e sceneggiatore che ha inventato il celebre personaggio del commissario Charitos. Scritto con lo sguardo corrucciato rivolto ad Atane, la città dove “si spengono le luci”. Markaris imputa la caduta della Grecia all’élite politica che ha governato dai primi anni del dopoguerra fino a oggi ma non si ritrae dinanzi ai difetti dei suoi connazionali, che invita ad essere meno superficiali nel leggere ciò che sta accadendo: “I banchieri – scrive – sono per i greci dei concittadini molto gentili quando concedono loro un mutuo o un finanziamento al consumo, ma diventano degli speculatori e degli squali quando pretendono di riavere i loro soldi”. E ancora: “Ogni volta che i greci non sanno cosa fare, tirano fuori le teorie del complotto…”. Ma l’autore gioca anche con l’opposizione Grecia-Germania e ironizza sui tedeschi: “Credono di conoscere l’antichità greca come nessun’altra nazione europea … ma purtroppo i tedeschi hanno idealizzato l’antichità fino a cancellarne il lato umano”.

Per capire invece il link che unisce antica e nuova Grecia basterebbe guardare alla vita quotidiana: i trucchi, gli affari, una certa mentalità che ad Atene è ancora di casa mentre “la vita a Sparta – sottolinea Markaris – era terribilmente noiosa”. Poi ci sono i giovani che non ridono, la visione di un futuro pieno di ombre, i suicidi in Grecia cresciuti del 25%: come affrontare tutto questo? Markaris ricorda che c’è sempre la letteratura con la sua forza consolatoria, la sua capacità di liberare gli animi dall’incessante pressione del quotidiano. “Anche il diluvio non durò in eterno – scrive citando Brecht – un giorno scorsero via le acque nere”.

Ma l’aiuto che viene dai libri non può certo cancellare dinamiche sociali terribili, quelle che hanno condotto alla recessione il partito degni onesti, che l’autore chiama “i martiri”, per lo più piccoli imprenditori rovinati dalla crisi dopo essere stati i soli protagonisti della crescita della nazione. “La conseguenza peggiore per i membri del partito dei martiri è lo sconforto. Hanno perso ogni speranza. Secondo loro, nella crisi non ci sono prospettive di un futuro migliore. Quando parlo con loro sento insinuarsi dentro di me la sensazione che stiano aspettando soltanto la fine…”. Una fine che non arriverà solo se la Grecia riuscirà a “prendere tempo” e a restare seduta al tavolo delle trattative di Bruxelles. E anche se riuscisse ad avverarsi ciò che disse una volta Thomas Mann dell’Europa. “L’Europa ha bisogno di una Germania europea non di un’Europa tedesca”.