I discepoli del Colle hanno abbandonato i consigli di “re Giorgio”, per ragion di… voto

Vanna Marchi, imbonitore, sparapalle. I discepoli di Napolitano (quelli che… “quante cose giuste dice il presidente”) non hanno seguito nemmeno per un giorno i consigli e le lezioni del loro maestro. L’inquilino del Colle non una, ma decine di volte, era salito in cattedra – nei mesi scorsi – per raccomandare toni bassi in campagna elettorale. Ma non aveva previsto l’imprevedibile, ovvero che Berlusconi sarebbe sceso in campo in prima persona (si erano illusi tutti, lui compreso, che le vacanze in Kenya durassero un anno) e che il Cav sarebbe stato capace di dar vita a una rimonta senza precedenti. Ed ecco che, per disperazione elettorale, i toni di centristi e sinistra si sono alzati a dismisura e persino il suo discepolo prediletto, il sobrio Monti, ha iniziato a inveire e a spargere veleno. Il Professore in loden, dopo la sua svolta cattivista (forse su consiglio del guru americano) considera ora «sprezzanti e superficiali» le critiche del Cavaliere. E ogni giorno sparge la sua dose di veleno. Il momento-clou: «Il mio predecessore, che ritiene di essere anche il mio successore, continua a fare promesse, cercando il comprare i voti degli italiani, con i soldi degli italiani». Il parterre è pieno di fan di Napolitano incattiviti. Pierluigi Bersani vuole «spellare il leone» (e il leone è chiaramente il Cav). Mentre Nichi Vendola, che si compiace nell’autodefinirsi «sobrio», ha definito il “berlusconismo” come «regime commercial-pornografico» di cui bisogna liberarsi.  Al suo confronto Lorenzo Cesa appare quasi mite: «Non disperdiamo gli sforzi fatti in quest’anno per riportare il Paese in ordine. Non gettiamo al macero tutti i sacrifici dei cittadini». Intanto a finire al macero sono stati i “consigli” di Napolitano. E non è un caso.