I casi Ilva e Finmeccanica? Un boomerang per l’Italia

Le recenti inchieste giudiziarie, da Finmeccanica fino a risalire all’Ilva di Taranto, svelano quanto sia pericolante il nostro sistema economico. Anche il caso di una nota marca nostrana di surgelati che a insaputa dei consumatori inglesi e, è il dubbio di oggi, europei e italiani, ha usato carne di cavallo per le sue lasagne, rischia di trasformarsi in un boomerang per l’Italia. Sarà la magistratura a fare chiarezza – si spera nel migliore dei modi –, quello che invece preoccupa è ciò che potrebbe accadere ai lavoratori e alle aziende coinvolte, cioè al nostro sistema economico. Si tratta di non poche e non irrilevanti vicende se nel calcolo, oltre all’alto valore strategico e tecnologico rappresentato da Finmeccanica, aggiungessimo il Monte dei Paschi di Siena. Ma c’è anche un altro problema da risolvere: all’Italia manca un progetto vero  ed efficace per il futuro. L’ultimo anno di governo, quello che ci avrebbe dovuto salvare, è stato speso infatti a creare nuovi strumenti, molti dei quali discutibili e poco efficaci. Non basta affermare semplicemente di voler sconfiggere la disoccupazione. Come non basta dichiarare di voler abolire il dualismo del cosiddetto “mercato” del lavoro, se poi tutto il resto continua ad essere duale. Ovvero o hai un lavoro sicuro oppure non ottieni né prestiti né mutui, tanto meno affitti. Dunque non basta un lavoro “purché sia”, serve (ancora) un lavoro sicuro per progettare bene la vita di un individuo. Figuriamoci quella di un intero Paese.

Qual è allora l’obiettivo che l’Italia ha scelto? Non può essere semplicemente sopravvivere risanando i conti pubblici, pagando ogni anno più tasse e più tariffe, affannarsi, indebitarsi per stare al passo con i mercati. Dunque il nostro sistema economico è pericolante non solo perché è finito dentro a una serie di inchieste che dimostrano quanto sia forte l’intreccio tra sicurezza-giustizia e sviluppo, ma perché soprattutto ciò che è stato impostato parte dalla necessità di sanare il passato e guarda alla necessità di aderire a un progetto falsato in corso d’opera: quello di un’Europa ancora più monetaria e finanziaria piuttosto che politica e sociale.

*Segretario generale Ugl