Giannino, mina vagante per il Pdl. Ma le sue idee sono quelle di Silvio e l’avversione per Monti è ricambiata…

Che peccato. Oscar Giannino, candidato premier di “Fermare il declino”,  oggi guardato come un incubo elettorale dal Cav soprattutto in Lombardia, avrebbe potuto essere un candidato di punta del centrodestra. Currriculum, estrazione politica e fede economica liberista ci sono tutti, eppure oggi rischia di consegnare la vittoria a chi è agli antipodi da lui.  Repubblicano doc, già portavoce di Giorgio La Malfa, giornalista specializzato in materia economica, ha lavorato a Liberal, al Riformista, poi al Foglio di Ferrara e in tempi recenti a Libero, curatore dell’inserto economico. Professa il suo credo economico da due “cattedre”: una, il sito Chicago-blog , messo a sua disposizione dall’Ibl (Istituto Bruno Leoni), pensatoio liberista; la seconda, la rubrica radiofonica mattutina tenuta fino a non molto tempo fa su Radio 24, La versione di Oscar, trasformata nel manifesto programmatico delle sue proposte: diminuzione della tassazione, taglio della spesa pubblica e sostegno alle piccole e medie imprese. Insomma, tutto il contrario della filosofia espressa da Monti e tecnici. Chiara dimostrazione era la canzone The end dei Doors, utilizzata come introduzione alla sua rubrica. Più chiaro di così… Giannino era uno che confidava nella rivoluzione liberale di Berlusconi, al punto che molti punti programmatici del suo movimento sono contenuti nel programma del Pdl. Poi, deluso dalla “rivoluzione” mancata, ora rischia di favorire la vittoria del centrosinistra, un mondo diametralmente opposto al suo credo economico e politico. Sarà il portato della confusione del dopo-tecnici, fatto sta che Giannino professa un cambiamento e lo vuole subito, ( chi non lo vorrebbe…) ma nel frattempo non sa bene su quale strada provare a indirizzarlo. Nel 2010, sul sito della Fondazione Res publica, si esprimeva in toni pacati e fiduciosi verso l’esecutivo Berlusconi ed è sempre stato un ultras anti-tasse. E su questo punto la sua visione della politica economica e dello sviluppo lo hanno portato, negli anni, a convergere più sulle posizioni di Berlusconi che non su quelle di Tremonti, che da quell’orecchio non voleva sentirci. Come Monti. Giannino sostiene, da sempre, che le politiche attuate dai tecnici – inasprimento fiscale e investimenti pari a zero –  non hanno fatto altro che consegnarci in mano alla recessione. Per lui Monti è considerato il difensore dello Stato e per Giannino lo Stato è un “ladro” che mette le mani in tasca a chi lavora e produce per alimentare solo se stesso. Ecco, in estrema sintesi,  la distanza incolmabile che separa professore e giornalista, da quella sinistra-centro che forse andrà al governo anche grazie a lui. Peraltro, in radio Giannino rivelò un episodio del tempo in cui Monti era commissario europeo e il giornalista aveva espresso critiche sul suo operato,  ricordando una telefonata durissima giuntagli direttamente dal premier tecnico. Un quadro inedito dell’ icona di uomo moderato. Con «disprezzo, mi diffidava dal nominarlo ancora, visto che io non avevo assolutamente i fondamentali per poter sostenere un discorso con lui». Tra quale settimane, però, Monti potrebbe chiamarlo per ringraziarlo.