Fli “cerca voti” in via D’Amelio. La famiglia Borsellino: «Iniziativa inopportuna e da noi non autorizzata»

Paolo Borsellino fu ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. È triste che si utilizzi la sua figura per squallide e strumentali iniziative elettorali. Eppure è quello che è successo. Il vicecoordinatore di Fli, Fabio Granata – guarda caso, pochi giorni prima del voto – ha annunciato:  «Vogliamo essere presenti in via D’Amelio, con la nostra comunità politica e Gianfranco Fini per testimoniare valori di legalità e antimafia in modo sobrio e fuori da ogni retorica, o peggio strumentalizzazione. Abbiamo ovviamente informato preventivamente la famiglia di Paolo Borsellino, passaggio doveroso e in mancanza del quale non avremmo mai dato il via libera all’iniziativa». E continua: «L’iniziativa, sobria e senza bandiere di partito ma con un solo grande tricolore, è rivolta simbolicamente al luogo». Ma le bugie hanno le gambe corte: «Mi preme smentire che ci sia un assenso in qualsiasi forma da parte della famiglia Borsellino: non spetta a noi darlo o negarlo. Mi chiedo soprattutto se sia opportuno che un partito faccia un’iniziativa pubblica in via D’Amelio proprio nel pieno della campagna elettorale, fatto che creerebbe un precedente», ha sottolineato l’eurodeputata Rita, sorella del magistrato Paolo. Le ha fatto eco l’altro fratello Salvatore: «Con riferimento alla notizia dell’iniziativa in via D’Amelio, promossa da Fli, mentre mi associo a quanto già espresso da mia sorella Rita, in merito al preteso tacito assenso della famiglia Borsellino e all’inopportunità della stessa iniziativa, mi preme fare presente che nessuna adesione a quest’ultima è stata data dal Movimento delle agende rosse che è, per statuto, assolutamente trasversale e che si è sempre astenuto dal partecipare a iniziative o eventi legati a competizioni di tipo elettorale». La ricerca disperata di elettori porta a cadute di stile come quella di Fli. Che tristezza.