Dalla sinistra piovono offese a Simone Cristicchi: «Non doveva scrivere la canzone sulle Foibe»

«Mi sono imbattuto in un luogo veramente strano che si chiama Magazzino 18 e si trova nel Porto vecchio di Trieste. Sergio Endrigo era nato a Pola (Istria) nel 1933, l’Istria credo che i giovani non sappiano nemmeno cosa sia divenne bottino di guerra, questa regione italiana venne data alla Jugoslavia. Endrigo si imbarcò con la mamma su una nave che venne in Italia insieme ad altri trecentocinquantamila italiani». Con queste parole Simone Cristicchi ha spiegato nella prima apparizione pubblica, la genesi del brano Magazzino 18, inserito nel cd Album di famiglia. Una canzone dedicata proprio al magazzino del porto vecchio di Trieste, dove sono ancora custoditi gli oggetti, i bagagli, le povere cose lasciate dagli esuli istriani e dalmati nel ’47. Una canzone che ha suscitato l’ira furibonda dei soliti noti:  «Puntuale ogni anno salta fuori un fenomeno con qualche minchiata sulle foibe, ebbravo Cristicchi». «In occasione delle nuove revisionate di Cristicchi riproponiamo un nostro documento sulla questione, firmato Laboratorio Politico Iskra». Queste alcune delle frasi ingiuriose contro il cantautore romano che il quotidiano Il Piccolo ha raccolto su Twitter e su Facebook. «Ci chiamavano fascisti – recita un verso della canzone – eravamo solo italiani, italiani dimenticati in qualche angolo della memoria, come una pagina strappata dal grande libro della storia». «Ho ricevuto accuse di revisionismo da parte di certi ambienti di sinistra», racconta Cristicchi al quotidiano di Trieste. «Del resto me l’aspettavo – ha commentato il cantante – anche se resto stupito di come a settant’anni da quelle vicende non ci sia ancora sull’argomento una memoria condivisa». Offese e accuse in Rete, continua Cristicchi, sono fioccate «un po’ da tutta Italia, come del resto, e al contrario, tantissime persone mi hanno mostrato gratitudine e riconoscenza, soprattutto figli e discendenti degli esuli».