Da Strasburgo un sì storico alle adozioni gay. Ma la Turchia vuole riprendersi i bambini finiti in mano a coppie omosessuali

Nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto di adottare i figli dei compagni, così come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro. La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l’Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Nella sentenza la Corte afferma che l’Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha discriminati sulla base dell’orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria l’adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate. Una sentenza che “lascia perplessi”, commenta Maurizio Gasparri (Pdl). “Decisioni astratte e francamente sbagliate non possono mutare la realtà delle cose e cioè come nasce la vita. Chi difende i principi del diritto naturale deve contrastare con chiarezza e coraggio un orientamento che mina alle basi la vita della nostra società”. Plaude invece il Pd:  “La sentenza della Corte di Strasburgo sulla possibilità di adozione, da parte di persone dello stesso sesso, dei bambini nati fuori dall’unione ci dà il senso dell’arretratezza del nostro codice civile”, dice la senatrice dei democratici Vittoria Franco definendo quella della Corte di Strasburgo una “sentenza storica”.

C’è intanto almeno un paese aderente alla Convenzione europea dei diritti umani che proprio non condivide la sentenza della Corte di Strasburgo: la Turchia anzi ha appena lanciato una “grande offensiva” contro l’affidamento in diversi paesi Ue di bimbi di origine turca a coppie omosessuali. È la punta di lancia della campagna varata dal governo del premier islamico Recep Tayyip Erdogan per cercare di togliere alle “famiglie cristiane”, come le ha definite il vicepremier Bekir Bosdag, e in primis a quelle gay, i bimbi di origine turca che sono stati loro affidati. La vicenda pare sintomatica della crescita dell’orgoglio nazionale turco registrata negli ultimi anni, sotto il governo di Erdogan. “Le famiglie turche non vogliono dare i loro figli a coppie gay o lesbiche”, ha tuonato Bozdag, citato oggi da Zaman online. Secondo il vicepremier, che ha dato il via all’offensiva, sono 4mila in Europa i piccoli turchi tolti alle famiglie per diversi motivi – difficoltà economiche o episodi di maltrattamento – e dati in affidamento a ‘cristiani’. Per il presidente della commissione diritti umani del parlamento Sefer Ustun, come Bozbag esponente del partito Akp di Erdogan, sarebbero 5mila. Ustun ha annunciato l’invio di delegazioni di inchiesta nei principali paesi Ue di emigrazione turca. I casi dei bimbi andati a famiglie gay sono quelli che più irritano la Turchia. Ustun ne ha denunciati almeno tre in Belgio. Bozbag ha parlato del caso di Yanus in Olanda, sul quale si concentrerà la prima battaglia. Yanus è stato tolto ai genitori turchi per motivi ancora non chiari e dato in affidamento a una coppia di lesbiche all’età di sei mesi. I genitori del bimbo, secondo Hurriyet, ne hanno chiesto la restituzione, ma avrebbero perso il ricorso perché “la madre non parla olandese”. Bozdag ha annunciato una “massiccia” offensiva per farlo tornare. E con lui il maggior numero possibile di bimbi turchi affidati a europei.