Contro Silvio rispunta Luttazzi, il comico che si epurò da solo con battute già sentite e ascolti flop

Luttazzi sente odor di Berlusconi e torna in scena con un libro dedicato al Cav e l’aureola del martire berlusconiano. Ma è tutta una pantomima. Altro che editto bulgaro: Daniele Luttazzi, il comico che fece rimuovere da Facebook e Youtube i video postati on line da utenti che si erano divertiti a spulciare in Rete e a trovare le infinite similitudini tra le sue battute e quelle speculari (per non dire originali) di centinaia di comici americani, torna a far far parlare di sé. E dopo essersi ritagliato su misura il ruolo di vittima della censura – pronto però a censurare – che motivò la crociata in difesa del diritto di satira, subito allestita dai comici militanti della sinistra televisiva, abbandonati palchi televisivi e ribalte teatrali, rientra in pubblico con la pubblicazione di un libro, Lolito, che uscirà venerdì in allegato con “il Fatto Quotidiano”, tutto dedicato alle nefandezze del Cavaliere. «Daniele fu vittima dell’editto bulgaro», ha spiegato ieri Marco Travaglio. Ma non è proprio così.  La verità dietro il suo ritiro riconduce solo ad una mancanza di inventiva, smascherata con lo scandalo delle scopiazzature di battute e interi sketches di autori d’oltreoceano. Debiti di riconoscenza nei confronti di una serie di comici statunitensi, come George Carlin o Chris Rock, ripresi, riadattati o declinati a vario titolo dal comico nei diversi florilegi, più o meno “smutandati”, al centro delle sue ultime performance tv. Il problema, però, non fu solo qualitativo, ma quantitativo: una pattuglia di internauti pronti a rispondere all’appello lanciato dal comico sul suo blog, dal quale invitava gli utenti a indovinare di chi fossero alcune battute, rivelò che nel caso del repertorio di Luttazzi ci sarebbero almeno 130 comici saccheggiati a vario titolo, e in diversa misura, nei loro canovacci. Uno su tutti, ricordiamo, il caso di un contributo rimasto poi famoso, tratto da Satyricon del 2002, che recitava: «Perché quando si tratta di donne è un aborto, e quando si tratta di una gallina è un’omelette? Da quando saremmo diventati superiori ai polli?». Decisamente simile al copione di uno spettacolo di Carlin, You are all diseased, del 1999, in cui il comico statunitense esordiva: «E ora, un’altra domanda: come mai quando si tratta di noi è un aborto, e quando si tratta di un pollo è un’omelette? Siamo diventati migliori dei polli per caso?». Licenze poetiche, per molti plagio, su cui il comico ha costruito una carriera, che nelle sue ultime fasi televisive ha pesantemente indugiato nella volgarità gratuita e in un delirio oltraggioso che, solo per citare l’ultimo suo programma, datato 2007 e andato in onda su La 7, Decameron, registrò nella sua seconda puntata ascolti pari al 5.67% di share, con 732.506 spettatori “conquistati” a suon di monologhi farneticanti e turpiloquio, a cui i vertici dirigenziali dell’emittente diedero tempestivamente lo stop, interrompendo la messa in onda dopo una feroce invettiva rivolta da Luttazzi contro Giuliano Ferrara. Oggi, a distanza di anni, a difendere il comico sono rimasti solo Marco Travaglio e il Fatto Quotidiano che, tra qualche giorno, allegheranno al giornale l’ultima fatica politicamente scorretta firmata Daniele Luttazzi.