Che scandalo, neanche il tempo di contare i voti che le agenzie di rating già ci minacciano…

I mercati sanno già come andrà a finire, osservano, monitorano e danno le pagelle. Saggi? Spietati? Eterodiretti? Sanno già tutto sul voto italiano. Con le urne ancora calde, il Colle incerto sul da farsi per l’incarico, le alleanze in bilico, tutte le opzioni sul tappeto (dal governissimo al ritorno al voto) le uniche certezze sono la risalita dello spread e i fucili puntati sull’Italia con le pallottole in canna. Dopo il martedì nero per la borsa di Milano, il differenziale tra la resa dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi, è schizzato oltre i 350, raggiungendo i massimi da dicembre. L’instabilità oggettiva uscita dal verdetto elettorale non è un buon viatico per l’uscita dal tunnel e l’avvio della ripresa economica ma certi automatismi e la “preveggenza” della speculazione finanziaria fa pensare male. Un anno e mezzo fa, secondo la vulgata politicamente corretta, era Berlusconi l’unico responsabile del rischio default, lui la causa dell’inaffidabilità internazionale dell’Italia, lui la zavorra che impediva la ripresa. Con il professore a Palazzo Chigi e i ministri bocconiani le cose non sono andate molto meglio e l’austherity senza se e senza ma non ha sedotto la finanza internazionale. Oggi la situazione si ripete. Che Beppe Grillo, con la sua rivoluzione mordi e fuggi per tagliare le unghie alle banche e uscire dall’euro, faccia paura ai mercati e all’Europa non è uno scoop. Il fatto è che neppure il “mite” Bersani (che in queste ora ha aperto all’ala dialogante di M5S) rassicura i mercati internazionali. Dopo le elezioni italiane, il cui esito è così incerto, «c’è il rischio di un riaccendersi della crisi della zona euro», è il parere di Moody’s, «perché le implicazioni del voto vanno ben oltre la sola Italia». Più cauta dello spread l’agenzia di rating temporeggia a fare i voto, ma fa sentire sul collo di Bersani o del futuro premier il rischio di un nuovo declassamento. «Dopo aver assegnato una prospettiva negativa al rating italiano (Baa2) nel luglio scorso» – si legge nella nota diffusa da Moody’s – potremmo considerare una bocciatura nel caso di ulteriore, sostanziale peggioramento delle prospettive economiche del Paese o difficoltà nel realizzare le riforme». Inoltre – continua il severo ammonimento – «se l’accesso dell’Italia ai mercati dovesse risultare difficoltoso e il Paese dovesse richiedere assistenza esterna, il rating sovrano del Paese potrebbe passare a livelli notevolmente più bassi». La preoccupazione rimbalza ai vertici dell’Abi, «c’è il rischio che di nuovo si innesti un circuito vizioso di sfiducia sui mercati internazionali verso l’Italia, di innalzamento rapido degli spread e, come è avvenuto, del costo del rifinanziamento del nostro debito», commenta il presidente dell’associazione bancaria, Antonio Patuelli, su Radio1 Di fronte all’esito del voto l’Abi chiede quindi ai partiti «di non vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi». E al prossimo governo, qualunque esso sia, Patuelli lancia un avvertimento: «In Italia spesso si dimentica l’enorme palla al piede che abbiamo, il debito pubblico. Le istituzioni rinnovate dovranno puntare obbligatoriamente a una strategia di riduzione del debito, con cessioni e anche privatizzazioni». E non sembra rivolgersi al comico genovese.