Brusca accusa Mancino: era lui il destinatario finale del “papello”

«Nicola Mancino era il destinatario finale del “papello”», il documento con le richieste di Cosa Nostra allo Stato per fermare le stragi. Lo ha detto il pentito Giovanni Brusca, interrogato dal Gup di Palermo Piergiorgio Morosini nell’udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia, in cui è tra gli imputati, nel bunker del carcere di Rebibbia a Roma. Il “papello”, che conteneva le condizioni del boss corleonese Totò Riina, sarebbe stato affidato all’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, all’epoca in cui Mancino era ministro dell’Interno. Nel procedimento Mancino è imputato solo di falsa testimonianza e ha sempre negato di aver mai saputo nulla della trattativa. Brusca ha poi aggiunto che l’eurodeputato della Dc Salvo Lima fu ucciso dalla mafia per colpire indirettamente il capo della sua corrente, Giulio Andreotti. Il pentito ha negato di aver ritrovato la memoria su particolari mai svelati prima per salvarsi dall’indagine per riciclaggio, in cui è stato coinvolto nel 2010, e ha definito il boss Totò Riina il suo “maestro d’arte”. Il collaboratore di giustizia, che nel 2010 venne accusato di avere occultato e reinvestito parte del suo tesoro sottratto agli inquirenti, sostiene di essersi deciso a dire tutta la verità dopo avere incontrato i familiari di alcune vittime della mafia.