Bilancio Ue, accordo zoppo ma Monti plaude. Brunetta: il premier non ha difeso l’Italia

Come dopo ogni summit ad alto livello della Ue, i toni sono trionfalistici. Merkel, Cameron, Hollande, persino Monti, tutti soddisfatti. Ma i tagli, quelli veri, come ha detto lo stesso van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ci sono stati, eccome. Due elementi emergono con prepotenza: che la Ue si è spaccata, con da una parte Cameron e gli altri Paesi nordici, dall’altra Francia, Italia e i paesi mediterranei. In mezzo la Merkel. Il giudizio più giusto e onesto ci pare quello del premier del Lussemburgo Juncker, ex presidente dell’eurogruppo, secondo il quale «il bilancio Ue 2014-2020 è zoppo, in quanto non dà i mezzi finanziari necessari per realizzare le politiche europee già decise. Abbiamo salvato la faccia, se così si può dire, ma nel suo complesso il bilancio approvato non soddisfa tutte le ambizioni». Il secondo elemento decisivo è la cosiddetta “co-decisione” introdotta dalla Ue, il che vuol dire che senza il voto del parlamento europeo, il bilancio non potrà essere approvato, e sembra che le cose vadano proprio in questa direzione: «Il vero negoziato sul bilancio comincia ora, con il Parlamento europeo», hanno infatti subito precisato i leader dei quattro maggiori gruppi del Parlamento (Ppe, S&D, Alde e Verdi) commentando in una nota congiunta l’annuncio del raggiunto accordo nel vertice dei capi di stato e di governo, noto in cui definiscono l’accordo «inaccettabile». Secondo Renato Brunetta,«al di là delle dichiarazioni trionfalistiche di tutti, Monti in testa, che in qualche modo devono rivendicare un proprio ruolo nella maratona appena conclusa a Bruxelles, l’Europa è apparsa divisa più che mai», e aggiunge: «Tanti buoni propositi da parte del nostro presidente del Consiglio, tanti incontri bi-tri-laterali, tante negoziazioni, tanti slogan, ma alla fine per l’Italia la sostanza non cambia. Rimaniamo uno dei pochi Paesi creditori netti, per 3,8 miliardi, e non si dica, per favore, di essere riusciti ad ottenere fondi aggiuntivi. Perché di aggiuntivo non c’è proprio niente. Non siamo più nelle condizioni di fare piaceri alla Germania, a carico dei cittadini italiani – accusa l’esponente del Pdl -, il presidente Monti non è stato invece capace di dimostrare, con i fatti e non solo a parole, di essere in grado di difendere gli interessi italiani, chiedendo un riequilibrio nel riparto delle spese. Era l’occasione perché l’Italia passasse dalla posizione di creditore netto a quella del semplice pareggio. E che ottenesse maggiori risorse sulle politiche che la riguardano (ad esempio le politiche di coesione), al fine di azzerare lo squilibrio. Ma ciò non è avvenuto. Presidente Monti – conclude Brunetta – non mistifichi la realtà sulle conclusioni della riunione appena terminata. Lasci fuori la campagna elettorale dalle sue attività istituzionali come presidente del Consiglio». Il vice presidente del gruppo del Ppe Bonsignore va oltre, e dice che senza la crescita l’impianto stesso dell’Unione è a rischio: «Ha pienamente ragione Berlusconi – aggiunge – quando sostiene che la politica economica europea non è adeguata a fronteggiare la crisi. Se i leader Ue non si rendono conto che tagliare gli investimenti vuol dire innescare un’ulteriore recessione, dimostrano tutta la loro inadeguatezza».