Atenei in fermento per le borse di studio. Per la sinistra diminuiranno, invece aumenteranno del 20%

 

Studenti universitari sul piede di guerra, pronti a un’ondata di occupazioni in nome del diritto allo studio. In tempi di campagna elettorale ogni scusa è buona per gettare fumo negli occhi agli elettori. Lo sanno bene la Cgil e Sel, che intervengono sul decreto per il diritto allo studio criticandone la validità, e non solo perché devono mobilitare gli studenti, ma anche perché il provvedimento è l’ultimo atto della riforma per la scuola targata Gelmini. Ma di cosa si tratta? Lo ha spiegato il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, secondo il quale dietro le proteste degli universitari «probabilmente c’è stata una cattiva interpretazione» delle nuove norme che regoleranno l’assegnazione delle borse di studio universitarie, in quanto queste non solo non diminuiranno, come raccontano le sinistre strumentalmente, «ma il loro numero passerà da 115 mila a 140 mila, con un incremento di circa il 20%».  Inoltre, ha sottolineato Profumo, a crescere sarà anche l’ammontare delle singole borse, che per ciascuno studente fuori sede sono aumentate da 4.900 a 5.500 euro. Per il responsabile dell’istruzione questo decreto, pur se contestato da studenti e parte dei sindacati, stabilisce regole che consentono di avere un “progetto paese” con un incremento delle borse di circa il 20% se le Regioni interverranno con quel minimo del 40% che è stato fissato a fronte dell’intervento dello Stato. Per questo, ha spiegato il ministro, il totale delle risorse per il 2013 arriva a 440 milioni, che è un 20% in più rispetto all’anno scorso.

Convinta della bontà del decreto Azione universitaria secondo cui, dice il presidente Andrea Volpi, «la tanto millantata riduzione del 45% delle borse di studio è solo un’elucubrazione mentale senza alcun fondamento ed è fondamentale che l’ultimo atto dei decreti attuativi della Riforma Gelmini vada in porto per non inficiare tutto il lavoro svolto e che ha portato l’Università italiana a percorrere finalmente la strada della trasparenza e della meritocrazia». Tra l’altro, promuove il decreto preparato da viale Trastevere pure il Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio, e un via libera arriva pure dagli studenti Udc, secondo i quali è giusto che «il ministro vada avanti, non possono essere fatti passi indietro perché l’ attuale sistema non dà certezze di premiare chi è capace e meritevole». Il nuovo decreto ministeriale sul diritto allo studio domani verrà discusso nel corso della Conferenza Stato-Regioni.