A un passo dal kappaò sussurrano la parola “spread”. E si beccano uno sberleffo

Quando non si ha nulla da dire e ci si sente mancare il terreno sotto i piedi, sonnecchiano i voti e si assottigliano i tempi della campagna elettorale , c’è una sola arma (spuntata) da tirare fuori: il vecchio e caro spread. spauracchio buono per tutte le occasioni.  Purché usato contro il Cavaliere nero. È scomparso nei giorni in cui si parlava di liste, intese, restituzione dell’Imu e proposte choc. Sta ritornando in punta di piedi, di tanto in tanto c’è qualcuno che pronuncia la parolina magica, magari sussurrandola («non dimentichiamo lo spread»), si cerca di ottenere un effetto che tarda ad arrivare. L’ultimo a provarci è stato Casini. Dopo essersi messo sotto l’ombrello del Prof bocconiano, a corto di argomenti e di consensi, si è limitato a dire: «Lo spread aumenta per tante ragioni, speriamo che al termine della campagna elettorale le cose si calmino», magari grazie al “centrino” di Monti. E anche il Prof, travolto dalle proposte del centrodestra, non ha trovato di meglio da dire: «Speriamo non si commettano imprudenze in Italia da far risalire lo spread». Bersani, altro personaggio che pensava di avere la vittoria in tasca e che ora teme la rimonta, non si sottrae all’incantesimo: «Berlusconi non è certo un uomo che faccia bene allo spread». La tentazione è ancora quella di rimettere in gioco l’arma del ricatto, nonostante oggi non sia più come nell’estate del 2011, quando i giochetti delle banche tedesche e la regia occulta di qualche finanziere sono stati sufficienti a scatenare il panico sui mercati.  Stavolta all’allarme rosso si può tranquillamente rispondere con una battuta, suggerita dallo stesso Cavaliere: «Dello spread non ce ne può importare di meno». Si mettano tutti l’anima in pace.