Via i manifesti murali, spopola l’affissage web

Si chiama “affissage web” ed è diventato il vero tormentone di questa campagna elettorale. Troppo breve e troppo affannata per consentire i ritmi lenti di un tempo. Così non scompaiono solo i tradizionali comizi ma anche i manifesti murali. E le cartoline con slogan e fotomontaggi viaggiano direttamente in rete, su twitter e su Fb, relegando nell’armamentario propagandistico d’antan i manifesti con il faccione sorridente del candidato. Ne parla l’esperto, Alberto Castelvecchi, all’Huffington Post e dice che volentieri i partiti si affidano all’«arte popolare elettorale» della «cartolinizzazione». Così icone, faccine, slogan inondano il web anche se a funzionare meglio è il classico manifesto taroccato con tecnica “situazionista”. «Con la deformazione dell’immagine – dice ancora Castelvecchi –  si comunica molto di più». Così lo slogan di Bersani, l’Italia giusta, diventa L’Italia guasta con le foto degli avversari del Pdl, da Fini a Casini. La lista civica di Monti per l’Italia diventa Munti per l’Italia, e il 6×3 di Bersani diventa L’accordo giusto con le facce di Monti e dello stesso Bersani, accusati dal centrodestra di accingersi all’inciucio post-voto. Il logo di Rivoluzione civile diventa Rivoluzione incivile e l’icona del Quarto Stato si trasforma nel micidiale gruppo di teppisti di Arancia meccanica. E ci sono poi le “cartoline” con la foto di Berlusconi che declama: “Voti Monti e ti prendi Bersani e Vendola”. E infine il poster del film Il Signore degli Anelli si trasforma in Il signore dell’Agenda con le facce di Monti, Casini, Montezemolo e Fini al posto di quelle della Compagnia immaginata da Tolkien. Ancora più elementare la comunicazione scelta dal Movimento Cinque Stelle con un’onda-tsunami che assume le sembianze di un Grillo strepitante che sta per investire Monti.

Anche i cartoon fanno irruzione nell’affissage web: a destra si gioca sulle affinità Crosetto-Shrek mentre per gli arancioni di Ingroia non si butta via niente del mondo dei fumetti: da Qui, Quo e Qua che chiedono spazi gioco nelle città al nonno di Heidi che dice no alla Tav, dal nano Brontolo che non vuole essere pensionato a 70 anni fino a Dylan Dog e Grande Puffo, tutti involontari testimonial di Rivoluzione civile.