Tutti contro il redditometro, consumatori in rivolta

Rivolta contro il redditometro. Miseramente fallito il tentativo di gettare la croce sul governo Berlusconi (anche Tremonti, in una lettera al Corriere della Sera ha smantellato la tesi cucita dai centristi a uso e consumo della campagna elettorale), lo strumento da Grande Fratello che ti controlla anche gli slip non è più figlio di nessuno e Monti ora si trova a dover uscirsene in qualche modo. Perché, tra Imu e redditometro, il suo già scarso consenso è in picchiata.  Dopo gli attacchi del Pdl (Alfano ha invitato il Prof a ritirarlo al più presto) e le perplessità della Corte dei Conti, anche le associazioni dei consumatori sono scese sul piede di guerra. La prima a muoversi è stata l’Adusbef che ha dato mandato ai propri legali «di impugnare in tutte le opportune sedi, dalle Commissioni tributarie al Tar del Lazio, il decreto ministeriale». Il nuovo redditometro, accusano i consumatori, «è in palese violazione degli articoli 3, 24 e 53 della Costituzione e dello Statuto dei diritti del contribuente, poiché pone a carico del cittadino contribuente l’onere della prova, che in qualsiasi civiltà giuridica dovrebbe essere posto in capo all’amministrazione pubblica». Anche il Codacons ha espresso forti perplessità: «In uno stato di diritto, addebitare l’onere della prova al cittadino equivale a una vessazione». Mentre l’Adiconsum ha chiesto che «la normativa venga rivista, eliminando quelle storture che rischiano di penalizzare i contribuenti più onesti. Non è possibile che si chieda retroattivamente alle famiglie la conservazione delle ricevute e delle fatture dal 2009». Sempre più accese le polemiche politiche. Per Paola Frassinetti (Fratelli d’Italia), «è inutile utilizzare il redditometro se ancora non riusciamo a recuperare i 98 miliardi di euro non pagati da alcune concessionarie di slot machine e videogiochi. Stiamo parlando di una delle più ingenti evasioni di imponibile accertate negli ultimi dieci anni e che non sono stati oggetto di azioni esecutive di recupero del credito. Perché l’Agenzia delle Entrate, come al solito, non molla, preferisce prendersela con i soliti noti».