Trattativa Stato-mafia: 11 rinvii a giudizio

Si è conclusa con la richiesta di undici rinvii a giudizio l’indagine sulla presunta trattativa fra Stato e Cosa Nostra per far cessare le stragi di mafia. Fra coloro che, secondo il rappresentante della pubblica accusa, devono essere processati ci sono politici importanti, come gli ex ministri Nicola Mancino e Calogero Mannino e il senatore Marcello Dell’Utri. Immediate le reazioni politiche, con Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che teme l’arrivo di un doppio giustizialismo, uno targato Pd e l’altro, più radicale, con Ingroia e De Magistris. Secondo la Procura di Palermo, dunque, la trattativa ci fu e non per sola iniziativa di “pezzi dello Stato” (i carabinieri del Ros) – come nelle conclusioni del presidente della commissione Antimafia Giuseppe Pisanu – ma con la partecipazione di alti esponenti delle istituzioni. Il pm Nino Di Matteo ha chiesto che siano processati per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato i boss mafiosi Luca Bagarella, Totò Riina, Giovanni Brusca e Nino Cinà, gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, il senatore Marcello Dell’Utri e l’ex ministro Calogero Mannino (che ha chiesto il rito abbreviato), per concorso in associazione mafiosa il pentito Massimo Ciancimino e per falsa testimonianza l’ex ministro Nicola Mancino; nel procedimento era imputato anche il boss Bernardo Provenzano, ma la sua posizione è stata stralciata. Dopo la requisitoria sono iniziati gli interventi delle parti civili, la decisione spetterà al giudice dell’indagine preliminare Piergiorgio Morosini. Nella prossima legislatura – ha commentato duro Cicchitto – c’è il rischio «che ci troveremo davanti allo scatenamento tra due giustizialismi concorrenziali, quello tradizionale ereditato dal Pd rispetto al vecchio Partito Comunista e quello ancor più radicale ed estremista degli Ingroia e dei De Magistris. Vediamo che il dottor Grasso propone per la prossima legislatura di istituire nuovamente una commissione Stragi quasi non sia stata sufficiente quella che ha lavorato per molti anni e che ha concluso i suoi lavori nel 2001. Essa è stata la valvola di scarico di tutta la dietrologia e dello schematismo tipici di quel comunismo giustizialista che ha costituito la principale anomalia nella dialettica politica italiana e della quale non si sente affatto il bisogno di una riesumazione. Secondo Grasso poi – ha aggiunto l’esponente del Pdl – questa commissione dovrebbe occuparsi anche del terrorismo mafioso. Da parte sua, Ingroia, che non condivide affatto la relazione Pisanu, propone invece l’istituzione di una commissione di indagine dedicata solo alla cosiddetta trattativa Stato-mafia. In sostanza tutti questi magistrati, adesso passati direttamente alla politica, e che invece negli anni passati hanno mescolato sempre l’esercizio della giurisdizione con la militanza politica, siccome non hanno portato a compimento le loro indagini, puntano a farlo in altro modo con la istituzione di commissioni di inchiesta da innestare nei futuri lavori parlamentari».