Stupri, esplodono le contraddizioni in India

Adesso il sistema giudiziario indiano si muove: dopo gli stupri diffusi denunciati nelle ultime settimane un po’ in tutto il Paese, gli investigatori indiani hanno presentato a un tribunale i capi di imputazione contro i cinque uomini accusati del brutale stupro e della morte di una ragazza 23enne a New Delhi lo scorso 16 dicembre. Le accuse contenute in un fascicolo di mille pagine sono state presentate al Metropolitan Magistrate court di Saket, dove è avvenuto il crimine. Il magistrato trasferirà quindi gli atti al tribunale speciale “fast track”, una corsia preferenziale, dove si terrà domani stesso il processo con il rito per direttissima. L’opinione della gente è che si dovrebbe infliggere la pena di morte per questo tipo di reati, che per la verità invece l’ordinamento indiano non prevede. I reati capitali, infatti, sono considerati l’omicidio, la rapina con omicidio, alcuni reati contro lo Stato e ultimamente anche il traffico di droga e i reati legati al terrorismo. Ma non lo stupro. Le condizioni della donna in India sono di profonda arretratezza, almeno in molte regioni. E poco differenza fa che si sia indù o musulmani, la donna è sempre considerata un essere umano di serie B. Il Paese è anche famoso per il fenomeno delle spose-bambine, come il vicino Pakistan. Ma stavolta sembra che qualcosa stia cambiando: sarà per l’attenzione mediatica a questo tipo di delitti, sarà perché il gigante asiatico vuole risolutamente uscire dalla condizione di minorità socio-culturale caratteristica di molti Stati dell’Asia, fatto sta che la stampa non smette di segnalare con evidenza questo reato. Pochi giorni fa si è appreso che una studentessa di 17 anni è stata abbordata da due giovani a New Delhi che le hanno fatto ingerire di nascosto un sedativo per poi violentarla durante un veglione di fine d’anno. Gli autori dello stupro, entrambi impiegati in una nota compagnia di informatica, sono stati arrestati. I media hanno anche dato conto della violenza sessuale subita da una bambina di sette anni in un quartiere di Bangalore, nel sud del Paese. La piccola era stata portata via da una festa di Capodanno con la promessa di un po’ di cioccolato. Il vicecapo della polizia di Bangalore, Krishna Bhat, ha detto ai giornalisti che lo stupratore, ora attivamente ricercato, ha avvicinato la bimba mentre stava giocando davanti alla casa del nonno e l’ha quindi portata via. La piccola è stata poi abbandonata sul bordo di una strada, durante la notte. Sempre nei giorni scorsi, una ragazza di 17 anni, vittima di uno stupro di gruppo, si è suicidata dopo che un poliziotto aveva cercato di convincerla a ritirare la denuncia e a sposare uno dei suoi aggressori. La ragazza aveva subito la violenza il 13 novembre scorso, durante un festival Diwali nello Stato di Punjab, a nord del paese.