Steve Jobs, santo o demonio? Arriva un film sulla geniale vita (in chiaroscuro)

Steve Jobs, santo o demonio? Sicuramente un genio, sul cui conto le ultime rivelazioni biografiche costringono ad aggiornare la  letteratura agiografica a lui dedicata nell’immediatezza della sua scomparsa. Come tutte le menti fuori del comune, infatti, sembra che anche il fondatore della Apple, che ha rivoluzionato il linguaggio tecnologico, declinando alle richieste della comodità quotidiana usi informatici e costumi mediatici, non sia stato esente da strani picchi di cinismo, oggi sottolineanti dalla pubblicazione di uno scambio di mail intercorsi nel 2007 con un dirigente della Palm, azienda concorrente della Apple. Un carteggio reso noto da un tribunale californiano, con cui Jobs minacciava azioni legali indirizzate contro la società rivale, incentrate su questioni di brevetti, qualora l’amministratore delegato in questione non avesse abbassato gli stipendi dei suoi dipendenti, in modo da rendere meno appetibile un eventuale passaggio dei lavoratori Apple alla più remunerativa Palm. Sembrerebbe proprio, dunque, che Jobs, rivoluzionario innovatore dell’era informatica sulla strada della beatificazione modernista; sacerdote che ha dedicato talento e impegno civile alla celebrazione del culto della comunicazione di massa; deus ex machina che ha ammesso ai segreti della Rete anche i più ostici detrattori della piattaforma virtuale, sarebbe ricorso a questa arzigogolata macchinazione semplicemente per tenere bassi i livelli salariali e compatti i livelli occupazionali della Apple. Luci e ombre di un uomo, a cui prontamente il cinema ha reso omaggio, con un film biografico che negli Stati Uniti uscirà il 19 aprile, (giorno del 37° anniversario della fondazione della Apple), nella rilettura registica di Joshua Michael Stern, e con l’interpretazione di Ashton Kutcher nel ruolo di Jobs. Nel più puro stile biopic, il film ripercorrerà la parabola esistenziale del ragazzo della Silicon Valley, dalle intuizioni nate dall’entusiamo giovanile, ai demoni dell’ultima fase della sua vita, passando per i successi dell’età adulta, fino alla rassegnazione del commiato imminente dopo un lungo periodo di malattia. Una vicenda privata, quella di Jobs, che in virtù del suo genio ha intersecato il percorso della collettività mondiale, sedotta dalle sue conquiste. Una vita di traguardi raggiunti, non sempre una corsa in discesa, rivisitata nella pellicola dal 1971 al 2001, e riletta con la lente spettacolare a partire dagli esperimenti nello storico garage di Paolo Alto – dove tutto ebbe inizio – fino al trionfo della Apple e alla costituzione della Pixar.