Secondo la Cassazione Fini non potrebbe ricoprire incarichi pubblici…

…E come lui Alemanno, la Meloni, Gasparri e alcune centinaia di migliaia di italiani che in gioventù hanno anche solo “simpatizzato” per il Movimento sociale italiano. Questo è quanto si desume dalla sentenza della Cassazione che ha assolto – smentendo due condanne precedenti – un blogger che nel 2005 aveva definito l’attuale vicedirettore del Gr1 Rai Stefano Mensurati un “picchiatore fascista” (v. articolo di ieri sul Secolo). La sentenza spiega che la definizione data dal blogger è da ritenersi legittima perché lo stesso Mensurati ammise in un’intervista di aver simpatizzato per il Fronte della Gioventù. E questo basterebbe per ritenere corretta la definizione di “picchiatore”. Ma la sentenza va ben oltre la negazione della tutela della legge per chiunque abbia coltivato nel corso della sua vita idee di destra e si spinge a criticare la Rai per aver affidato nel 2005  un programma di grande ascolto come Radio anch’io a «una persona la cui ben precisa posizione politica non corrisponde a quella della maggioranza degli italiani e ai principi costituzionali in cui essi incondizionatamente credono». Quindi in Italia la magistratura ha il potere di decidere senza contradditorio e senza bisogno di prove quale sia la posizione politica (addirittura “precisa”) di un cittadino, ascrivere allo stesso una distanza dai principi costituzionali e considerarlo – per la sua posizione ideologica (arbitrariamente ascrittagli) – da marginalizzare socialmente e professionalmente perché la maggioranza degli italiani (sempre secondo i giudici) la penserebbe in modo diverso. Quindi d’ora in poi per fare il giornalista nel servizio pubblico ci vuole un certificato di conformità ideologica sottoposto all’assoluta discrezionalità dei tribunali politicizzati. Come nella Cina di Mao e nella Russia sovietica. O, se si vuole, nella Germania nazista. Nessuno ha sollevato una voce di protesta. Colpisce l’assordante silenzio in particolare di associazioni votate alla difesa del diritto di espressione come l’onniloquente Articolo 21 dell’onorevole Giulietti. Tra l’altro il principio che indirizza la sentenza in oggetto confligge – oltre che con la nostra Costituzione – persino con la Carta dei diritti dell’Uomo, che sancisce che «ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di uguaglianza ai pubblici impieghi…». Questo secondo la Cassazione non dovrebbe valere per Mensurati o per chi abbia fatto espressione di idee di destra, anche in un lontano passato. Infine: se si è stati condannati per un reato almeno dopo anni si può essere “riabilitati” e non essere più penalizzati per il pregresso giudiziario, se si è stati iscritti o simpatizzanti della destra invece si è marchiati a vita, senza possibilità di redenzione. Che ne dice il Csm? Che ne dice la Corte costituzionale? Ma, soprattutto, che ne dicono l’ex presidente del Fdg poi presidente della Camera e il sempre vigile presidente Napolitano?