Rosanna Scopelliti: «La sinistra non ha il copyright sulla lotta antimafia»

«Scusatemi, non sono ancora una politica…». Così ha esordito Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato ucciso vent’anni fa dalla mafia, salendo sul palco del teatro Capranica alla presentazione dei candidati del Pdl: «Io mi sono presentata in Calabria e voglio ringraziare tre persone che hanno creduto in me, Berlusconi, Alfano e Scopelliti. Io voglio liberalizzare la lotta alle mafie. Questa non é materia solo della sinistra. La lotta alla mafia non appartiene solo alla sinistra. Mai un governo come quello Berlusconi ha contrastato la mafia io sto qui per lottare, spero di essere all’altezza».

Scopelliti, 29 anni, è co-fondatrice del movimento antimafia “Ammazzateci tutti”. Come ha ricordato nei giorni scorso il presidente dell’assocazione, Aldo Pecora, «senza di lei non saremmo mai divenuti il primo movimento antimafia giovanile italiano perché Rosanna Scopelliti, al tempo stesso simbolo, testimone ed attivista nella lotta contro tutte le mafie e per la legalità, è oggi punto di riferimento non solo dell’antimafia sociale, ma di gran parte della società civile calabrese e nazionale. La Scopelliti, «pur non essendone obbligata, ma in segno di amicizia e rispetto verso tutti gli aderenti all’organizzazione di cui è co-fondatrice, ha preferito formalizzare le proprie dimissioni da dirigente dell’associazione ancor prima di firmare la sua candidatura alle prossime elezioni, ma ha tenuto a precisare che è suo desiderio continuare a lavorare nel movimento come semplice attivista».

Antonino Scopelliti fu ucciso il 9 agosto 1991 a Campo Calabro. Era pronto a sostenere la pubblica accusa in Cassazione al maxi processo bis contro la mafia. Secondo alcuni pentiti, la mafia aveva più volte tentato di «avvicinare» l’ alto magistrato per convincerlo a mettersi da parte. Scopelliti non ne volle sapere: due sicari in sella ad una moto lo affiancarono e lo trucidarono. Le indagini non hanno mai accertato chi fossero quei killer. Tra le ipotesi, quella di un patto tra Cosa nostra e ‘ndrangheta per eliminare il magistrato scomodo.