Roma, bomba derivati. Alemanno: «I contratti furono stipulati dalla giunta Veltroni»

La bomba finanziaria scoppiata a Siena sul caso Monte dei Paschi ha acceso i riflettori sui derivati, prodotti ad alto rischio di cui non solo le banche hanno fatto incetta negli anni passati. È il caso di molte amministrazioni comunali, che si sono ritrovate in pancia vere e proprie polpette avvelenate che hanno intossicato i bilanci degli enti. Si tenta in queste ore di strumentalizzare la massiccia presenza di derivati nel debito del Comune di Roma. Alle polemiche montate dal centrosinistra il sindaco Gianni  Alemanno  ha tenuto a precisare in temini inequivocabili che «tutti i contratti derivati del Comune di Roma sono stati stipulati prima della mia elezione. A gennaio 2008 sono stati stipulati 9 contratti derivati per un valore di tre miliardi. Ma appena insediati», ha precisato, «abbiamo capito la pericolosità di questi strumenti finanziari e abbiamo invitato immediatamente la Ragioneria generale dello Stato a effettuare una ricognizione». Il risultato «è stato ufficialmente trasmesso alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, che ha evidenziato l’assenza di un’adeguata valutazione dei rischi economici e finanziari da parte del Comune di Roma in quel periodo». Anche il senatore del Pdl, Andrea Augello, rispedisce al mittente il tentativo di coinvolgere l’attuale amministrazione; «I contratti di swap realizzati dalla giunta Veltroni nel gennaio 2008, rappresentarono un chiaro tentativo dell’amministrazione di rimodulare la curva del debito per rendere più presentabile la sostenibilità del bilancio in una situazione ormai difficilissima e sull’orlo del default». Si è trattato di scelte pericolose, incalza il capogruppo del Pdl in Campidoglio, Luca Gramazio, «che hanno esposto irresponsabilmente l’amministrazione ai rischi del mercato». «Il Pd dimostra, per l’ennesima volta, di perdere il pelo ma non il vizio straparlando senza alcuna preventiva verifica dei fatti e continuando a insabbiare la realtà ai cittadini», chiude la polemica la parlamentare del Pdl, Barbara Saltamartini.