Riccardi, il ministro che scambia la politica per una partita di poker

Non è più come prima quando i “grandi” quotidiani, ogni giorno, partecipavano al processo di beatificazione di Mario Monti. Siamo in campagna elettorale e ognuno va per la sua strada. Ecco che  a santificare l’ex tecnopremier sono rimasti solo  i fedelissimi, i suoi ministri e gli uomini del cosiddetto centrino, che non è una parolaccia ma lo diventa per chi ancora si illude che Monti e la sua armata brancaleone siano immensi e puri. In prima fila c’è sempre lui, Andrea Riccardi. Che pensa di convincere qualche sprovveduto sulla bontà di quel che fu l’esecutivo tecnico: “Credo che durante questo governo e durante quello precedente veniva la tentazione di fare promesse”. Con una differenza: “La realtà è che lo stile scelto dal governo Monti è quello di fare promesse con una base”. Quale sia questa base nessuno lo sa (un po’ come nessuno sapeva qual era la sua agenda ma in tanti invitavano a farla propria). L’importante è far credere che c’è chi fa promesse a vuoto e chi è sobriamente serio. Ed è altrettanto importante, per Riccardi, far credere che la coalizione montiana sia corposa nei numeri, magari con un bluff da giocatore di poker: “Noi un centrino? Non bisogna disprezzare l’altro né demonizzarlo” (peccato che sia una regola che valga solo per il fu tecnopremier). “Siamo davanti a un’elezione in cui gli italiani dovranno scegliere tra Berlusconi, il Pd e una novità politica rappresentata da Monti che non è una novità di centro o di centrino ma una proposta di rinnovamento da parte di un uomo che ha sperimentato la strada in un pugno di mesi e ora chiede la fiducia agli italiani per farlo più a lungo”. Chissà perché, però, i  sondaggi sono deludenti. Riccardi ha la scusa bell’e pronta: “Non abbiamo ancora lanciato nome e simbolo quindi viene testata una nebulosa, l’area Monti, quindi possiamo già essere contenti”. Chi si contenta gode.