Retata pre-elettorale contro Casapound di Napoli

A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. Ha il sapore di un blitz a orologeria l’Operazione Lame dei Carabinieri dei Ros di Napoli, che all’alba hanno perquisito oltre cinquanta abitazioni e arrestato un decina di esponenti della cosiddetta “estrema destra” partenopea, galassia non meglio identificata ma “certamente” riconducibile a un’associazione sovversiva di tipo “squadrista”.  Tra gli arrestati alcuni esponenti di spicco di CasaPound del capoluogo campano e un’esponente di Forza Nuova. Una maxi-retata degna dell’arresto di un pericoloso boss della black list del Viminale, un imponente spiegamento di forze a un mese esatto dall’appuntamento con le urne che vede per la prima volta il movimento dei “Tartarughini” presentarsi in tutta Italia con la propria lista. Agli arresti domiciliari è finita anche Emanuela Florino, 26 anni, figlia di Michele senatore prima dell’Msi e poi di An, militante di CasaPound e candidata alla Camera per il collegio Campania 1. Il suo telefonino, oggi, squillava a vuoto. Ai domiciliari anche Aniello Fiengo, Giovanni Senatore, Giuseppe Guida e Massimo Marchionne; in carcere Enrico Tarantino e Giuseppe Savuto, anche lui candidato al collegio Campania 1 della Camera; obbligo di dimora per Raffaele Palladino, Andrea Coppola e Alessandro Mennella. Pesantissime le accuse che hanno fatto scattare i provvedimenti di custodia cautelare adottati dal gip di Napoli Francesco Cananzi e che lasciano increduli molte delle “vittime” delle perquisizioni mattutine dei Ros. Banda armata, associazione sovversiva, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e di materiale esplosivo, lesioni a pubblico ufficiale e attentati incendiari. «Cose da pazzi – racconta ancora stordito uno dei ragazzi che ha subito la perquisizione – accusati di essere dei pericolosi terroristi. Banda armata? Associazione sovversiva? Un’assurda montatura. Sono entrati incappucciati, hanno perquisito, hanno cercato, ma non hanno trovato niente», dice, spoegando di essersi allontanato da oltre un anno dal movimento guidato da Gianluca Iannone.  Tra le ipotesi di reato la partecipazione a incidenti di piazza e «a numerose aggressioni nei confronti di avversari politici», l’organizzazione di scontri nella primavera del 2011 alla facoltà di Lettere dell’Università Federico II. Secondo gli inquirenti, che basano l’indagine su intercettazioni e informative di Ros e Digos, gli indagati disponevano di rudimentali ordigni esplosivi. Tempistica sospetta? Fango pre-elettorale? «Sono arresti a orologeria – commenta Iannone – lo conferma il tempismo con il quale un’indagine avviata quasi due anni fa ha portato all’esecuzione di una serie di provvedimenti cautelari a poche ore dall’ammissione delle nostre liste alle elezioni politiche». Naturalmente – prosegue il leader di CasaPound  – per sostenere accuse di tale pesantezza, si è dovuto ricorrere all’infame stratagemma della contestazione dell’associazione a delinquere. Un’accusa palesemente assurda«per chiunque conosca minimamente la nostra associazione, come peraltro si evince dall’esito negativo di tutte le perquisizioni effettuate oggi nei confronti di nostri militanti. Un’accusa strumentale a giustificare l’adozione di misure chiaramente sproporzionate ma evidentemente necessarie a impedire a Italia di affrontare la campagna elettorale con la dovuta serenità e in condizioni di parità rispetto agli altri partiti e movimenti». Il fermo immagine del video fornito dai Ros che impazza sulla rete documenta un magro bottino sequestrato: caschi da moto e bastoni “artigianali” confezionati con le aste delle bandiere. Non un bouquet di rose ma nemmeno un arsenale di tritolo.