Renzi non rinuncia a qualche sassolino: «Rottamare era brutto? Invece sbranare…»

Mastica amaro per la svolta a sinistra di Bersani e per lo scandalo del Monte dei Paschi di cui era stato cattivo profeta («in sei mesi hanno distrutto quello che i senesi hanno costruiti in seicento anni»), ma per il bene del partito Matteo Renzi riprende il camper parcheggiato il 2 dicembre e si fa vedere a braccetto con il segretario. Mano nella mano con l’ex nemico? Non proprio, il sindaco di Firenze si presta al tandem solo per recuperare le regioni in bilico che non fanno dormire il leader democratico:  Campania, Lombardia, Veneto.  A lavorare sodo per la tregua tra i due in queste settimane è stato Vasco Errani, instancabile pontiere. Si comincia con la Toscana: domani Renzi farà gli onori di casa a Firenze all’incontro al teatro Obihall dove Pier Luigi si aspetta un bagno di  folla. Dopo le primarie è la prima volta che i due ex sfidanti si ritrovano insieme per un comizio elettorale (trasmesso in diretta streaming su YouDem). Poi l’8 febbraio in Campania (Napoli e Avellino), il 9 e il 10 in Piemonte (Torino, Cuneo, Novara), il 13 in Lombardia, il 15 in Veneto (Belluno, Verona, Vicenza e Padova). Ha scelto la terra emiliana il sindaco di Firenze per chiudere la campagna democratica insieme ai capilista, rigorosamente dopo la tappa di Bersani. «Sono pronto a cominciare la campagna elettorale», dice Renzi a La Stampa (con un certo ritardo), «io mi batto per una vittoria piena del Pd e in un governo di legislatura. E non solo perché spero di avere altri anni di lavoro a Firenze ma per l’ottima ragione che a palazzo Chigi io tratto meglio con il tandem Bersani-Errani che con Monti-Catricalà». Ma non è tutto oro quello che luccica, «non mi pare che il segretario abbia grande voglia di fare tandem, se la pensa così va bene anche a me, qui nessuno ha frenesie di un ticket con Bersani», chiarisce a denti stretti tra uno sfogo e l’altro. Mi hanno crocifisso perché “rottamare” era volgare, invece dire “li sbraniamo” è elegante?». Davanti alle telecamere, invece, Matteo marcia allineato e coperto al fianco di Bersani come aveva promesso durante il ballottaggio, quando disse che in caso di sconfitta avrebbe rispettato la linea della segreteria e non avrebbe chiesto premi di consolazione. Ma quanto durerà Matteo in versione autista e presentatore? L’ultimo sondaggio di Repubblica sul gradimento dei leader gli attribuisce, intanto, il 64,7 contro il 48 di Bersani.