Più soldi in cassa, meno prestiti alle famiglie. Grazie al governo dei banchieri

Il governo dei banchieri e dei bocconiani continua a produrre effetti nefasti anche sul sistema creditizio. I dati che quotidianamente arrivano a illuminarci sul buio della crisi parlano stavolta di un notevole aumento della raccolta di risparmio privato da parte degli istituti di credito, a cui corrisponde però, guarda caso, un ulteriore ridimensionamento dei prestiti concessi alle imprese e alle famiglie. A novembre 2012, secondo quanto informa la Banca d’Italia, il tasso di crescita dei depositi del settore privato è salito al 6,6 per cento (4,7 per cento a ottobre 2012), quello della raccolta obbligazionaria al 10,6 per cento (11,9 per cento nel mese precedente).  Più sodi da immettere nell’economia, dunque? Da aggiungere magari a quelli arrivati dalla Bce per sostenere le banche nella fase più turbolenta della crisi, dietro impegno a veicolarle nel circuito produttivo? Niente affatto. In assenza di qualsiasi indicazione del governo dei banchieri, Passera in testa, da cui aspettiamo ancora almeno una “moral suasion” sui suoi ex datori di lavoro, a novembre il calo dei prestiti delle banche si amplia ancora e scende dall’1,5 per cento su base annua (-1% nel mese precedente). Il calo per le famiglie è stato dello 0,3% (era -0,1% a ottobre) mentre per le società non finanziarie si attesta al 3,4 per cento (-2,9% a ottobre). Quanto basta per scatenare le associazioni di consumatori, che passano all’attacco delle banche: «La crisi sistemica è particolarmente aggravata in Italia per le scorribande finanziarie delle banche, che, in assenza di adeguati controlli di Bankitalia, fanno il bello e cattivo tempo utilizzando i 274 miliardi di euro di prestiti triennali Bce al tasso dell’1% per fare profitti invece di assecondare le richieste di credito delle famiglie disperate e del mondo produttivo e contribuire così alla ripresa», dice l’Adiconsum.