Pd laziale smemorato: i consiglieri degli sprechi finiranno in Parlamento

A metà settembre furono subissati di critiche (e di insulti) da parte della base del Partito democratico. Alcuni circoli romani avevano formalmente chiesto alla direzione nazionale di non ricandidarli. Tre mesi dopo sono stati accontentati. I consiglieri regionali laziali del partito di Bersani che avevano votato gli aumenti di indennità alla Pisana (d’accordo con il Pdl e gli altri partiti della maggioranza) non verranno candidati alla Regione Lazio. Finiranno direttamente in Parlamento. Niente male come punizione.

Non tutti, quasi la metà: sei su quattordici. Da “rottamati in pectore” a probabili deputati e senatori. I nomi dei fortunati (quasi) vincitori del seggio sono Bruno Astorre, Carlo Lucherini, Claudio Moscardelli, Daniela Valentini, Francesco Scalia e Marco Di Stefano. Degli altri otto, più di uno verrà risarcito adeguatamente: come Claudio Mancini, resta a casa, però la consorte Fabrizia Giuliani, sarà candidata in un collegio della Lombardia alla Camera.  All’epoca degli scandali Fiorito e Maruccio, il segretario romano del Pd Marco Miccoli ammoniva i suoi: «Anche noi dobbiamo fare feroce autocritica. In un momento in cui si è costretti a tagliare su scuola, sanità e servizi pubblici non mi sembra cosa consona approvare l’ampliamento dei fondi ai partiti. Anche se poi vengono spesi per iniziative pubbliche, senza nessun illecito. Non era opportuno dal punto di vista etico e, più in generale, c’è stata una sottovalutazione di quel che stava avvenendo in Consiglio». Così Sergio Rizzo sul Corriere della Sera: «Il gruppo del Pd alla Pisana ha incassato nel 2011 la bellezza di due milioni di euro che, divisi per i 14 componenti fa oltre 144mila euro pro capite: quasi il triplo dei contributi erogati da Montecitorio». Cifre motivo di imbarazzo e di rossore per tutti. Tanto che, Silvio Berlusconi per quanto riguarda il Pdl, ha già annunciato che nessun consigliere regionale del Lazio (ma anche della Lombardia) verrà ricandidato. Il partito di Bersani, invece, confida sulla memoria corta degli elettori laziali.