Napolitano evoca le fasce deboli: una contro-agenda per avvisare Monti?

Napolitano bifronte. È stato un discorso pro o contro Monti quello di fine anno? Le parole pesano e quelle, pur di maniera, del Capo dello Stato pesano ancor di più. Almeno stando agli esegeti politici che indifferentemente sono in grado di interpretare “pro domo loro” passaggi che tutto sommato sembrano soppesati  apposta per accontentare un po’ tutti i palati politici. O non scontentare nessuno. Tutti, eccetto Lega e Idv, hanno commentato positivamente le parole presidenziali. Invece ecco che su La Stampa viene insinuato un “tarlo”: vuoi vedere che è finto l’idillio tra il presidente e l’ex premier?. Già, perché nel capoverso piuttosto frettoloso dedicato a Monti più di un indizio porta a ipotizzare un certo”gelo”. Si legge, a proposito della “salita” in politica del professore: “Né veti, né avalli”. Come dire, non guardate me, Monti ha fatto tutto da solo. Il Capo dello Stato ha fatto riferimento alla “libera scelta di iniziativa programmatica e di impegno politico” compiuta dal presidente del Consiglio dimissionario: “Egli non poteva candidarsi al Parlamento, facendone già parte come senatore a vita. Poteva, e l’ha fatto – non è il primo caso nella nostra storia recente – patrocinare, dopo aver presieduto un governo tecnico, una nuova entità politico-elettorale, che prenderà parte alla competizione al pari degli altri schieramenti. D’altronde non c’è nel nostro ordinamento costituzionale l’elezione diretta del primo ministro, del capo del governo”. Quindi Napolitano parla esplicitamente di “nuova entità politico-elettorale”, dopo che, non più tardi di un mese fa, aveva consigliato Monti di attendere che, dopo le elezioni, le forze politiche si recassero eventualmente a “chiedergli  un impegno”. Non casuale, in quest’ottica, il riferimento al “nostro ordinamento costituzionale” che non prevede alcuna forma di presidenzialismo, nemmeno mascherata. Non sembra remota l’ipotesi, insomma, che la “salita” in politica di Monti non sia stata molto digerita… Inoltre, dopo un accenno soddisfatto a “un ritorno di fiducia nell’Italia” nelle sedi europee, Napolitano ha introdotto il tema centrale del suo discorso, ossia l’emergere di “una vera e propria questione sociale”, che appare come una “bocciatura” dell’operato del governo tecnico: “Una rinnovata visione dello sviluppo economico non può eludere – ha osservato il Capo dello Stato – il problema del crescere delle diseguaglianze sociali…Porre in primo piano quel problema diventa sempre più decisivo”. Sarà un caso che dopo il discorso, Monti abbia diffuso in una nota di Palazzo Chigi  un’analisi di un anno di governo tecnico tutto rose e fiori, lontano anni luce dai toni preoccupati del Quirinale? Il Capo dello Stato ha fatto esplicito riferimento al fatto che i costi delle riforme e il peso del risanamento vadano redistribuiti in base a un fisco più equo. Lavoro, disoccupazione, chiusura di piccole e medie imprese, due milioni di minori sotto la soglia di povertà: le parole risuonate in eurovisione hanno il ritmo del “rosario” a noi tutti noto. Una non tanto velata critica? Probabilmente, visto che poco oltre le sue parole sapevano tanto di una “contro-Agenda Monti”: “Redistribuire meglio i pesi dello sforzo del risanamento”, da un lato e, quanto all’Europa, “una maggiore corresponsabilità e solidarietà in politiche capaci di promuovere su basi sostenibili sviluppo, lavoro, giustizia sociale”. Quasi un’indicazione di rotta per il prossimo governo.