Mps, una nuova tangentopoli rossa da silenziare? Il compagno G, nel ’92, divenne un eroe…

Primo Greganti, chi era costui? Forse ce ne ricorderemo presto, magari se la sinistra che ama giocare con le banche deciderà di utilizzare lo stesso metodo del “silenzio” che valse al compagno G le stimmate dell’eroe nella tangentopoli del ’92. La “bomba” Monte dei Paschi di Siena esplosa sul Pd  a un mese dalle elezioni, che ha chiarito una volta per tutte che il connubio tra la sinistra e il  sistema bancario (malato) e connivente col potere, potrebbe essere poca cosa, se si accertassero i sospetti di un vera e propria tangentopoli, stavolta tutta rossa, adombrata dalla presenza di una tangente da 1,2 miliardi, prezzo pagato per l’acquisto di Antonveneta nel 2007. Gli spifferi dalla Procura, in questo senso, sono inquietanti. La Finanza sarebbe sulle tracce di una mega-somma, rientrata in Italia con lo scudo, dopo che Mps (guidata da dirigentu di stretta nomina “piddina”) aveva strapagato Antonveneta. In sostanza, gli inquirenti si chiedono come mai la banca del Nordest sia stata pagata oltre 10 miliardi, senza Interbanca, cui si sono aggiunti circa 7 miliardi  di debito (che Mps si è accollata), a fronte di un valore di 2,3, tenendo anche presente che pochi mesi prima la spagnola Santander aveva speso non più di 6 miliardi. Siamo nel campo delle ipotesi, ma il meccanismo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di separare in “stecche” un flusso di denaro, in modo da alleggerire l’entità dei “rimpatri” e non destare sospetti. Per questo la Guardia di Finanza sarebbe da tempo dietro una somma  di circa 1,2 milioni, dietro la quale si potrebbe celare una maxitangente. Insomma, sarebbe un ciclone, la Tangentopoli 2 (rossa) tanto urlata da Beppe Grillo davanti l’assemblea degli azionisti. «Puzza di stecche», ha commentato il leader della Lega Maroni.  La vicenda, dunque, ricorda sinistramente quella del ’92, quando in piena Tangentopoli solo il Partito comunista “si salvò” grazie ai silenzi del compagno G. È opinione diffusa che Primo Greganti, il faccendiere dell’allora Pci, si sacrificò per tutti i compagni ( «che sbagliavano») accollandosi da solo le responsabilità di alcune operazioni e non coinvolgendo i vertici del partito sui misteri del “conto Gabbietta”. Il ciclone del ’92 travolse tutti tranne il Pci, come si ricorderà.  Chissà che anche questa volta, se i sospetti venissero accertati, non possa spuntare un altro “eroe del silenzio” a togliere le castagne dal fuoco al Pd. O, forse i compagni di oggi non sono più quelli di una volta…