Mps crolla, il Pd vacilla. E Grilli litiga con Bankitalia

Il Monte dei Paschi di Siena crolla in Borsa e rischia di trascinare con sè anche il Partito democratico e la sinistra, garanti da decenni di un sistema creditizio piegato agli interessi di una parte politica. Dopo l’esplosione del “buco” di bilancio, anche oggi prosegue lo scivolone di Mps a Piazza Affari. Il titolo cede un altro 7 per cento a 0,23 euro, tra scambi fiume per quasi 458 milioni di pezzi, pari ad oltre il 3,92% del capitale, più della metàdel 6% circolato nell’intera seduta precedente. Perfino il presidente della Camera Gianfranco Fini si mostra allarmato, fino a chiedere che il governo di Mario Monti, suo alleato nelle urne, riferisca in Parlamento sulla vicenda che sta travolgendo la terza banca italiana. Per il Pdl, però, Monti è uno dei protagonisti, col Pd, di questa improvvisa accelerazione del crac senese. «Oggi finalmente conosciamo i termini dell’accordo post-elettorale fra Monti e Bersani – è la tesi del parlamentare Pdl Luca d’Alessandr o – Il premier ha dissanguato gli italiani con l’Imu per finanziare con quasi quattro miliardi di euro la banca del Pd». «Bersani non faccia finta di nulla. Il Monte dei Paschi è controllato dall’omonima Fondazione all’interno della quale la maggioranza dei consiglieri è nominata dal sindaco e dal presidente della Provincia di Siena», rilancia  il capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri. «Bersani deve rispondere su tutto ciò, come lo deve fare Monti. Gli italiani si sono svenati per l’Imu sulla prima casa e l’equivalente finisce alla banca rossa», conclude. Ma intanto si apre lo scontro anche tra il governo Monti e Bankitalia, che finisce nel mirino del ministro Grilli: «La situazione di Mps non è una novità, non è un fulmine a ciel sereno. Conoscevamo le sue problematicità già da un anno. Non ho evidenza di problemi in altre banche. Sui controlli dico solo che sono di competenza di Banca d’Italia», afferma, lapidario. E Bersani? Fa il pesce in barile. «La destra deve inventarsi ogni cosa, ma dal 2001 il Pd è impegnato in una battaglia parlamentare sui derivati mentre la destra stia zitta e si vergogni»m dice il leader del Pd, che improvvisamente nega di “avere” una banca, perfino quella: «Non ci siamo mai occupati di banche», dice. E a tanti, forse anche a quelli del Pd, scappa da ridere.