Monti tentato dall’avventura in Mali. Ma perché non va in India?

Può un governo dimissionario prendere decisioni estremamente azzardate come quella di un intervento in Mali a sostegno della Francia? E soprattutto quando gli interessi da difendere non sono i nostri? Parrebbe di no, però il ministro degli Esteri Giulio Terzi, sentito il premier Mario Monti e il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, ha offerto entusiasticamente all’amico François Hollande un supporto logistico, che non si capisce mai che cosa significhi esattamente. «È importante guardare a una rapida soluzione di questa crisi ed evitare una realtà di presenza endemica di forze terroristiche sul territorio», ha sottolineato il ministro degli Esteri. Allora si tratta di un’operazione antiterrorismo internazionale? Se è così, come mai l’Italia non è stata coinvolta precedentemente, come peraltro capitò per la crisi libica, come mai Parigi ci chiama solo a cose fatte e non ci ha individuato per tempo come partner affidabili? La Francia apre la strada militarmente, l’Italia la segue, ma solo «come supporto logistico», ci mancherebbe. Tralasciamo il fatto che anche il supporto logistico aereo ha dei costi quantificabili in milioni di euro, ci si chiede dove il governo Monti reperirà questi fondi, e soprattutto gli italiani si chiedono se aiutare i francesi in Mali (ex colonia di Parigi, come è noto) sia proprio una priorità ineludibile. Ma a parte l’aspetto economico, stanotte sono stati rapite 40 persone in un campo petrolifero algerino proprio per ritorsione a quanto sta accadendo in Mali. Ebbene, vogliamo esporre i nostri lavoratori all’estero a questo tipo di rappresaglie solo per fare bella figura con l’Eliseo? E poi, di interventi antiìterorrismo e anti-pirateria, fossimo nei panni di Giulio Terzi, non ci avventureremmo a farne, almeno sino a quando non saremo in grado di far riemntrare a pieno titolo i nostri marò ingiustamente incarcerati in India da undici mesi. Non è che poi ci arrestano qualche incursore anche a Bamako?