Monti si vergogna di fare la foto con Casini e Fini. Ma dimentica Breznev…

Una foto, si sa, coglie l’attimo fuggente. Ma quando il fuggente non vuole farsi cogliere, in politica non c’è fotografo che tenga. Si mettano l’anima (e il sorriso) in pace Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, perché il loro alleato, leader e guru della comunicazione, Mario Monti, non ha alcuna voglia di farsi ritrarre con i due compagni di viaggio (come svela oggi Francesco Verderami sul Corriere della Sera)  forse perché li considera imbarazzanti eredi del passato “politico” su cui il premier scarica ogni giorni  i suoi veleni e con cui è meglio esserci, ma non comparire. In America le chiamano “photo opportunity”, servono a immortalare su carta un feeling vero o presunto, ma in ogni caso da spacciare alla gente per “opportunità” politica, per convenienza elettorale, o solo per dare la sensazione, in rari casi perfino vera, di stare bene insieme: come una moglie e un marito che si sorridono dal sofà del salotto di casa ma sotto le lenzuola si scalciano come due tacchini freddi. In politica la foto “di opportunità” è anche un rito diplomatico consolidato: perfino la Merkel e  Berlusconi si sorridevano dopo i vertici europei, ma anche Bill e Hilary Clinton, quando lei scese in politica dopo lo scandalo Lewinsky, amavano farsi ritrarre con la famiglia del mulino bianco tra le reciproche, fedigrafe braccia. Per non parlare di Vendola, Di Piero e Bersani a Vasto, ancora in ostaggio di quell’immagine che sanciva un’alleanza ormai archiviata, fino alla foto storica di Honecker, cancelliere della Germania est, e Leonid Breznev, segretario del Pcus, che nel 1979 per sancire un’alleanza di ferro nel pieno della guerra fredda arrivarono a baciarsi in bocca, a beneficio dei fotografi. Monti invece non si concede, diciamo che con Gianfri e Pierfi non condivide l’obiettivo, e neanche lo zoom. Nonostante un listone in comune e un tradimento già in cantiere con il medesimo amante (Bersani) i tre non compaiono mai insieme, in questa campagna elettorale: neanche Casini, che fu così bravo a sorprendere “Abc” in un foto con Monti a Palazzo Chigi, a suggello di un patto temporaneo bipartisan di sostegno elettorale al governo tecnico, finora è riuscito a convincere il professore a lasciarsi cingere dall’abbraccio fotografico dei due alleati: così troppo politici, così poco tecnici, così poco “choosy” nella scelta dei candidati e dei fotografi.