Monti scopiazza male anche il “ghe pensi mi”: datemi i voti e solleverò il mondo

Il ghe pensi mi di Monti, datemi i voti e solleverò il mondo portandovi in salvo. Un’altra volta, come se la prima non fosse bastata. Insiste, il professore, a voltarsi dall’altra parte e a camminare sulle acque, nell’attesa di moltiplicare pani e pesci. I duemila disoccupati in più al giorno? Non è colpa sua. Il reddito degli italiani calato  ai livelli di 27 anni fa? Non è colpa sua. I consumi giù del 4,4 per cento? Manco a dirlo. La pressione fiscale reale  al 56%, e che sarà mai? Ha la scusa bell’e fatta persino sulle critiche del Financial Times, partorite da un commentatore a cui non piace la Merkel. Lui, il bocconiano di ferro, ci ha rifilato (e se ne vanta) il “Salva Italia”, il “Libera Italia”, il “Cresci Italia”, uno dietro l’altro, come digestivi. Ha salvato l’Italia, per adesso, ma potrebbe non bastare. Ai microfoni di Radio Due lo dice chiaro e tondo: «Dipende da quello che succederà alle elezioni», come dire “l’unico modo di non affogare è aggrapparsi al mio salvagente”. Sì perché – a suo dire – i due grandi poli (centrodestra e centrosinistra) sono condizionati dalle estreme. Mentre il suo “centrino” – con Casini a rimorchio – è il nuovo che avanza.  Poi il consueto attacco al Cav che sbaglia perché «il Pd non è più comunista», ma Vendola e il sindacato, nostalgici della lotta di classe, gli impediscono  di portare a termine la rivoluzione che è in corso. Quindi se il Pd va a braccetto con lui si immerge nell’acqua pura e limpida. La ricetta per rianimare l’economia, fa capire, è nella sua tristemente famosa agenda. Gli italiani, però, non sembrano pensarla allo stesso modo. Stando ai vari sondaggi diffusi negli ultimi giorni, per lui voterebbe oggi solo una persona su dieci: troppo poco per poter aspirare a diventare un leader politico. E la figura del tecnico è ormai compromessa.