Minetti o della sposa banale…

Strascichi di velinismo, sussulti focosi da “Se non ora quando”. In fondo è il solito copione di Eva contro Eva. Scenario, la Napoli di De Magistris, Fiera d’Oltremare, dove si svolge la manifestazione Tuttosposi. Sfila anche la bella Nicole Minetti, che per fortuna dei lombardi sta per passare il testimone alla Regione Lombardia ad eredi più titolati. Ma almeno i titoli per sfilare non le mancano e infatti in passerella se la cava bene, se non fosse che l’abito da sposa è un attimo provocante: fianchi semiscoperti, schiena in bella vista, corpetto che sembra il sopra di un due pezzi. Insomma se la linea dei parroci è quella manifestata a Roma ai funerali di Mariangela Melato, con il no all’orazione funebre in chiesa da parte di Emma Bonino, quale sacerdote ammetterebbe al sacramento nuziale una sposina vestina come Nicole? Ma non è tutto. C’è poi l’immancabile coda politica. L’assessore alle Pari opportunità Pina Tommasielli (entrata in quota Idv e fedelissima del sindaco), all’arrivo sul palco del Forum di Nicole Minetti, se ne va in segno di protesta: “Non ho nulla su cui discutere con Nicole Minetti – spiega – noi non abbiamo niente a vedere con l’idea di donna che Minetti personifica”. E ancora: “Non posso accettare il confronto con la Minetti per rispetto alla mia storia, al mio passato e ai cittadini di Napoli”. Ma il confronto non doveva essere tra varie idee di donna bensì, si suppone, tra diverse idee della politica. Ecco, appunto, c’è una politica inclusiva e dialogante e c’è una politica esclusiva e arrogante che non fa bene a nessuno, né alle donne né agli uomini. Trattare Minetti da “paria” con cui non è il caso di parlare e neanche di trovarsi nello stesso luogo la mette in fondo su un piedistallo che non merita, costringerla a confrontarsi con chi di politica se ne intende avrebbe avuto tutt’altro effetto. Che avrebbe detto Nicole? Quello che ha detto ai giornalisti: “Mi voglio sposare in chiesa con l’abito bianco; sogno il principe azzurro come tutte le donne e aspetto che mio padre mi accompagni all’altare”. E infine: “Il matrimonio per me è essenzialmente religioso, ma quando ti sposi hai anche dei doveri civili e quindi è bene che le coppie che si sposano abbiano una preparazione completa”. Ecco: la bellezza unita al luogo comune, la bruttezza della banalità, la distanza dalla politica vera. Tutto ciò in un confronto magari sarebbe emerso. Voltando le spalle invece…