Mezza Francia contro i matrimoni gay

In 800mila, per lo più cattolici tradizionalisti ma anche protestanti, ebrei musulmani al grido “Manif pour tous” (manifestazione per tutti), sono scesi in piazza per le vie di Parigi per dire no al matrimonio e alle adozioni gay. Una maggioranza silenziosa destinata a fare rumore ha dato vita alla più grande manifestazione dall’84, quando Mitterrand fu costretto a rimangiarsi la riforma della scuola privata. È una Francia che non ti aspetti,  intenzionata a fare sul serio e di cui monsieur le président, Francois Hollande, non potrà non tenere conto nella sua crociata laicista. La metà della Francia che si oppone all’adozione da parte di coppie dello stesso sesso ha vinto il primo round. Dall’Eliseo ammettono che la mobilitazione esprime “una sensibilità da rispettare” anche se viene confermato che il tema, fiore all’occhiello della campagna elettorale, resta in cima all’agenda di governo e al dibattito parlamentare confermato per il prossimo 29 gennaio. Niente simboli di partito: ci sono sindaci con la fascia tricolore, mamme,  vecchietti, tanti ragazzi e bambini a sfilare  dietro i cartelli rosa “papa, maman et les enfant c’est naturel” (papà, mamma e bambini è naturale).

Quasi una passeggiata domenicale che si conclude sulle note dell’immancabile Marsigliese, nulla a che vedere con la manifestazione  dei professionisti della gauche del 16 dicembre (150mila), esperti nel fronteggiare il servizio d’ordine. La marcia che si conclude  sotto la Tour Eiffel è oggetto dell’ironia dei avversari progressisti che contestano la paternità delle gerarchie ecclesiastiche sfoderando lo slogan “made in Papa”. Nessun politico cavalca ufficialmente la protesta, si fa notare l’assenza di Marine Le Pen mentre partecipa la nipote Marion, parlamentare del Front national. Anche i successori di Sarkozy alla guida dell’Ump si dividono: da un lato Copé a sfilare con orgoglio, dall’altro Fillon che dà forfait.  Oltralpe, a Roma, la Francia “bigotta” si combatte a suon di topless. È la protesta  estrema  di quattro attiviste del gruppo femminista Femen  (due ucraine e due francesi) che domenica durante l’Angelus del Papa si sono spogliate esibendo sul petto le scritta “In gay we trust” (noi crediamo nei gay) e “Homophobe, Shut Up!” (Taci, omofobo!) all’indirizzo di Benedetto XVI. Un gesto – commenta Don Mazzi – che squalifica la  battaglia per i diritti civili.