Mercoledì nero: Saipem e Mps affondano la Borsa

Secondo Monti, l’Italia è stabile, affidabile e gode di credito in Europa. Solo che la Borsa di Milano ancora non lo sa (o non gli crede). Piazza Affari infatti va a picco con il tonfo di Saipem e Seat. Milano ha chiuso in pesante ribasso del 3,36% una giornata nera che ha visto anche raffiche di sospensioni su Banco Popolare, Bpm, Finmeccanica e soprattutto Monte dei Paschi (addirittura a -9,46%). Flessione contenutissima, invece, per le altre piazze europee con Francoforte (-0,47%), Londra (-0,25%), Parigi (-0,54%) e Madrid (-0,82%), a riprova che la crisi è tutta italiana. Saipem insomma si schianta in borsa dopo il profit warning lanciato a mercati chiusi e la Consob avvia accertamenti a seguito di una maxivendita di azioni, il 2,3% del capitale, realizzata in fretta e furia da Bofa Merrill Lynch poco prima che la società comunicasse il taglio degli obiettivi per il 2012 e il 2013. Ieri il gruppo di ingegneria petrolifera aveva annunciato una revisione dell’utile operativo e dell’utile netto 2012, in calo rispettivamente del 6% a 1,5 miliardi e del 10% a 900 milioni. A poco sono valse le rassicurazioni sulla “forte ripresa” attesa per il 2014, grazie ai contratti che verranno chiusi nei prossimi mesi: il titolo è colato a picco, chiudendo in calo del 34,3% a 20 euro e bruciando 4,7 miliardi di euro. Un conto salatissimo per piccoli soci, investitori istituzionali ma anche per l’Eni (e indirettamente il Tesoro) che ha visto il valore della sua quota ridursi di due miliardi. Tutt’altro il clima che si è respirato sul mercato del debito italiano: il Tesoro ha fatto ancora il pieno nell’ultima asta di fine mese con tassi Btp che ritornano sui livelli del 2010 anche sulle scadenze più lunghe. E il ritorno di capitali sui titoli periferici ha anche spinto l’euro sopra 1,35 dollari, ai massimi da dicembre 2011, mentre lo spread tra Btp e Bund ha viaggiato stabilmente sui 250 punti base per poi allargarsi sul finale e chiudere a 260 punti. Via XX Settembre ha piazzato oggi tutti i 6,5 miliardi di Btp a 5 e 10 anni, riuscendo a spuntare i rendimenti più bassi dal 2010. Già ieri aveva messo in cassa tutti gli 8,5 miliardi di Bot semestrali con tassi ai minimi da marzo del 2010 replicando l’exploit del giorno prima con il collocamento di Ctz per 4 miliardi. Così – pur a fronte di una domanda non eccezionale (8,52 miliardi in tutto) – sul Btp quinquennale il rendimento medio è calato sotto il 3%, al 2,94% (dal 3,26% dell’asta di dicembre), e sul decennale è sceso al 4,17% dal 4,48% precedente. Livelli che non si vedevano dall’ ottobre del 2010.