Matteoli: basta polemiche, ora parliamo di programmi. Anche stavolta Bersani se la dovrà sudare

Politico di lungo corso, dalla Giovane Italia al Pdl passando per la gavetta missina, deputato dal 1983, Altero Matteoli guarda con disincanto alle polemiche sollevate da sinistra e da destra alle liste del Pdl. Vendette? Epurazioni? «Ma no, ogni day after è sempre stato così..», taglia corto l’ex ministro numero due al Senato in Toscana dopo Berlusconi.

Questa tornata, però, ha visto esclusioni eccellenti e toni molto accesi… 

L’esperienza mi ha portato a occuparmi di queste cose almeno dal ’94  e le assicuro che ogni volta che si chiudono le liste si scatenano polemiche: chi viene inserito non ringrazia, convinto di avere il dovuto, gli esclusi protestano e minacciano sfracelli.

E poi oggi  il vento non è più in poppa…

Stavolta tutto si è complicato e accentuato rispetto al passato per almeno due motivi: il clima generale che non è di grande successo con prospettive inferiori; poi la questione giustizia e il caso Cosentino, gonfiato dalla stampa.

Che cosa risponde a chi vi contesta di non aver sufficientemente difeso gli uscenti di destra?

Non condivido. Complessivamente le scelte sono state equilibrate tra esperienza e novità. Si è tenuto conto di coloro che avevano fatto più legislature, salvo deroghe per ex ministri o presidenti gruppi, si è voluto sperimentare il ricambio generazionale. Accanto a una percentuale di esperienza confermata, come il sottoscritto, ci sono molte nuove entrate.

Molti i big che resteranno fuori dal prossimo Parlamento. In gran parte di provenienza An…

Ci sono fuori anche molti big che vengono da Forza Italia. Anch’io, figurarsi, avrei voluto più candidati. Ci sono quattro capilista che vengono dalle file di Alleanza nazionale e una quindicina in una posizione praticamente sicura.

E i paracadutati dall’alto senza nessun radicamento nei collegi? Tipo Minzolini, per non fare nomi…

Ci sono sempre stati, non facciamo le mammolette, e hanno sempre scatenato reazioni sul territorio. È la conseguenza di questa legge elettorale, che doveva essere modificata, altrimenti non ci sarebbero candidati catapultati altrove.

Tutto fisiologico?

Sinceramente gradirei che dopo questi giorni di veleni e polemiche si parlasse di programmi e obiettivi da raggiungere. Sarebbe ora, manca un mese al voto e finora non si è parlato che di candidati e trombati. E poi oggi la notizia è un’altra…

Quale?

Una notizia che mette la parola fine al buonismo di Monti, gli ultimi dati Eurostat sul debito pubblico smentiscono la ricetta del professore; dopo un anno di tasse spropositate il debito è cresciuto di 7 punti ed è fuori controllo. Sarebbe il caso che il premier la smettesse di dare lezioni alla destra e alla sinistra.

Veniamo ai consensi in aumento Il gran ritorno in video di Berlusconi è stato un toccasana?

C’è poco da fare. Eravamo al 15 per cento e ora siamo al 23, l’ex premier è ancora un vulcano.

Ottimista?

Sì, se la campagna continua  com’è iniziata la partita è apertissima. Bersani è molto nervoso e anche questa volta se la dovrà sudare.