Mario & Angela, la fine della rana nella pentola

Il grande inganno è svelato e mortifica i Monti-boys radunati nel “centrino”. L’inflazione sale (l’Istat la registra al 3%, ma per chi fa la spesa è del 4,3), la disoccupazione pure, la cassa integrazione dilaga, i redditi si contraggono, l’economia è in recessione ma lo Stato incassa di più, mettendo le mani nelle nostre tasche. In quest’anno vissuto a Palazzo Chigi il Professore si è limitato a stangare gli italiani e ora tenta di ribaltare la realtà utilizzando gli schermi tv e i microfoni della radio: lo spread scende, l’Italia è diventata più credibile. Qualcuno gli crede, quelli del “centrino” tentano addirittura di spiegarlo agli italiani  e ai competitor degli altri partiti, ma è evidente che il “grande imbroglio” – come l’ha definito Alfano – non inganna più nessuno. Lo spread, sceso ieri fino a quota 273, ha avuto due accelerate al ribasso, quando nello scorso luglio ha parlato Mario Draghi e quando, a fine anno, il Congresso Usa ha raggiunto l’intesa sul fiscal cliff. E  il lavoro di Monti? È servito solo a trasferire risorse dall’Italia alla Germania. Abbiamo sostenuto le imprese tedesche che potevano beneficiare di tassi d’interesse in alcuni momenti addirittura negativi, mentre i nostri imprenditori non riuscivano a ottenere credito e i tassi italiani per finanziare il debito sono arrivati a superare il 7%. Adesso quello che non ha fatto Monti lo ha fatto il fiscal cliff. E non si tratta di un percorso “pilotato”, come quando il Professore ha imposto alle banche di acquistare Btp  dirottando verso il finanziamento del debito pubblico le ingenti risorse avute in prestito dalla Bce per incentivare il credito alle piccole aziende, ma di un’evoluzione virtuosa. La prova?  Il fatto che  di pari passo con l’abbassamento dei tassi italiani aumentano quelli tedeschi arrivati ieri all’1,4%. Anche i tedeschi, dunque, cominciano a pagare il costo della crisi. E la Merkel? Il giochino sembra esserle sfuggito di mano. Un anno fa è riuscita a far sloggiare Berlusconi da Palazzo Chigi, ma oggi, come aveva pronosticato Philipp Rosler,  ministro dell’economia tedesco – in occasione della nomina a presidente della Repubblica di Joachin Gauck, avversato dalla Cancelliera – ha fatto la fine della rana nella pentola a vapore: non si è accorta dell’aumento della temperatura e rischia di  rimanere lessata.