Ma guarda, il Prof adesso scopre la disinformatjia (ma solo perché gli fa comodo)

È la disinformatjia, bellezza! Ma che effetto che fa ascoltare questa parola dalla viva voce di Mario Monti, che quando il gioco si fa duro, ossia quando deve incassare qualche critica, si accorge che esiste la disinformazione. Come Alice nel Paese delle Meraviglie.  Dai microfoni di Radio 24 ha risposto così a una domanda sull’idea di voler ridurre le ferie scolastiche, intemerata che ha fatto venire un collasso a professori e studenti: «Anche se non siamo in un Paese sovietico mi viene il dubbio. Magari c’è chi fa disinformatjia», ha detto il premier facendo marcia indietro e spiegando che lungi da lui voler ridurre le ferie scolastiche. Non sfuggirà il paradosso. Monti è l’uomo che più ha raccolto i frutti della disinformazione ogni qualvolta lui e il  suo governo ponevano mano a provvedimenti iniqui, che mettevano nei guai prima gli esodati, poi le famiglie, quindi le imprese. I quotidiani “amici” li presentavano come “miracoli”. Quando il professore viaggiava col vento in poppa soffiato dall’azione congiunta Corriere – Repubblica, la manipolazione mediatica non esisteva nel suo lessico politico, era un concetto astratto che solo la stampa anticonformista tentava di porre all’attenzione. Inascoltata, come sempre. Ora alle prime critiche, Monti si sente «in un Paese sovietico»… Del resto come si fa a non criticarlo quando smentendo se stesso si aggiusta la realtà in maniera così poco credibile come sulle tasse? Secondo lui dovremmo bere le sue spiegazioni sul minuetto  “prima le metto poi le tolgo”, quando spiega che «come presidente del Consiglio ho dovuto difendere con le unghie ciò che abbiamo deciso di fare nel periodo di emergenza. Allora avrei visto negativamente che ci fossero riduzioni premature delle tasse. Ora non parliamo di cosa fare nei prossimi sei mesi, come eravamo costretti a fare, ma stiamo discutendo con gli italiani su cosa fare nei prossimi 5 anni». Insomma. Dottor Jeckyll e Mr. Hyde. «Ci siamo tutti cascati nel giudizio su Monti, io per primo», dice Berlusconi. «Poi lui via via si è appalesato per quello che è». Monti non si accorge che alla disinformatjia deve tutto il suo credito acquisito sia in Italia sia in Europa. Poi certo, quando uno si smentisce in tempi da record perché le urne incombono, la realtà salta fuori, alla fine. «Monti è un crescendo di insensatezze, oggi ripete che l’eventuale ennesima manovra sui conti pubblici, ossia ancora nuove tasse a carico dei cittadini, dipende dalla sua affermazione alle elezioni. Se lui vincesse l’Italia sarebbe credibile nel mondo e i conti, lo spread, il debito, la crescita, l’occupazione e via di questo passo andrebbero a posto. Se perdesse sarebbe invece uno scatafascio», sottolinea il senatore del Pdl Altero Matteoli. Per fortuna, è fuori partita, perché, dice, «la partita elettorale si gioca tra Berlusconi e  Bersani». Rincara il dosaggio Tremonti: «Non voglio più vedere in giro Monti», dice l’ex miistro dell’Economia: «Se non prende il 10% ci togliamo in sol colpo lui, Casini e Fini»…