L’urlo disperato del Prof: ora giura che ci darà tutto quello che ci ha tolto

Dopo di me il diluvio. Affidatevi a me, pagate uno e ne prendete due. Tra titoli di film taroccati e pubblicità di detersivi va avanti la campagna elettorale di Monti. Messo alle strette dai sondaggi di tutti i tipi e di tutte le misure (non ce n’è uno che lo dà vincente), chiuso nella morsa di alleati che pensano solo alla sopravvivenza dei loro partiti, convinto di finire nei libri di storia come l’uomo che più di ogni altro ha messo sul lastrico migliaia di famiglie, diventato oggetto degli sfottò del web e raffigurato come il Dracula dei tempi moderni, il (fu) tecnopremier tenta l’ultima carta: il fisco. Ha deciso di scimmiottare le proposte altrui anche a costo di perdere la faccia, contraddicendo tutto quello che aveva affermato – con aria sobria e il tono da professore – all’incirca un mese fa. Monti aveva detto chiaro e tondo che non c’era l’ombra di un quattrino per i terremotati e per gli esodati, che era irresponsabile chiunque parlasse di modifiche o cancellazioni dell’Imu. Ebbene, tutto è cambiato, come in un incantesimo – nel bel mezzo della campagna elettorale – ha tirato fuori dal cilindro trenta miliardi e ha promesso meno Imu, tagli all’Irap e all’Irpef, sgravi alle imprese che innovano e investono in competitività. I giornali “amici” e laudatores hanno parlato di “programma fiscale di Monti” ma chiunque sa che è solo una mossa per tentare il recupero di qualche voto ingenuo. «Sembra uno striptease», ha ironizzato Massimo D’Alema. Cosa è cambiato? Nulla. Solo che, come ha fatto rilevare Maurizio Gasparri, presidente del gruppo dei senatori Pdl, il premier quando è sceso (o salito) in politica «ha fatto marcia indietro su Imu, Irpef e Irap smentendosi da solo». A suggerirgli la linea d’attacco è stato il guru della comunicazione importato dagli Usa. Il Prof ha anche lasciato intravedere la possibilità di una manovra aggiuntiva ma, nello stesso tempo, l’ha smentita. Unica condizione è che a Palazzo Chigi continui a sedere lui e nessun altro. «Soltanto chiacchiere», chiosa Berlusconi, che del taglio delle tasse ha fatto il cavallo di battaglia del Pdl, e dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa l’intervento prioritario di un possibile nuovo esecutivo. E qui sta il punto: gli annunci di Monti durano lo spazio di un mattino. Lo stesso tecnopremier, infatti, li condiziona al fatto che lo spread non salga e che la spesa pubblica possa essere ridotta di quattro punti percentuali in cinque anni. E qual è lo spauracchio? La fiducia dei mercati. Ma se eleggete me, sembra dire il Professore, su questo fronte il successo è assicurato. Dimentica, però, che il governo di Angela Merkel è agli sgoccioli. E lui, senza lo sponsor tedesco, è un uomo nudo.