Liste, Monti scopre le carte con qualche sorpresa

Inutile negarlo, i malumori e i dissidi sulle liste che Mario Monti intende chiudere in nottata, dopo una rigorosa ‘scrematura’ dei nomi insieme ad Enrico Bondi, ci sono eccome. Nella sostanza il vertice notturno Monti-Casini-Fini sul Senato a Montecitorio si è chiuso senza accordo, tanto da renderne probabilmente necessario un altro nelle prossime ore sulla lista unica per Palazzo Madama, dove si giocherà la partita vera della prossima legislatura (e dove infatti si schierano i big della Lista Monti). Pier Ferdinando Casini ha convocato i giornalisti per dire che “non ci sono affatto trattative, il clima tra noi è ottimo”, ma in verità l’Udc sta combattendo per avere un numero maggiore di candidature sicure al Senato. Fini si accontenterebbe dei 4/5 posti riservati a Fli (andrebbero a Della Vedova, Bongiorno, Bocchino, Menia e Consolo, mentre il presidente della Camera capeggerà in tutte le circoscrizioni le liste Fli per la Camera). Ma Casini – che comunque ‘impone’ il segretario Cesa e il presidente Buttiglione e per sé sceglie la candidatura a Palazzo Madama (con il disegno di provare a contenderne la presidenza al Pd e ad Anna Finocchiaro) – è restio all’idea di dare a Monti  l’ultima parola anche sui nomi della lista Udc per la Camera. Il clima è dunque nervoso, con buona pace del professore che avrebbe voluto il ‘debutto’ della sua lista più sereno e collaborativo. Fa infuriare gli uomini di Italia Futura, ad esempio, il fatto che il premier abbia destinato all’ex Pd Stefano Ceccanti un posto da capolista al Senato per la Toscana (numero due Monaci di Confcoperative) ed i montezemoliani, sul piede di guerra, minacciano addirittura di non raccogliere le firme lì dove avrebbe dovuto primeggiare il presidente di Italia Futura Andrea Romano.  Capitolo a parte quello che riguarda le sorti della piccola pattuglia di ex Pdl saliti, chi prima chi poi, sul carro di Monti. “Ci hanno impedito di presentarci con una nostra lista – si lamenta uno di loro – perché Fini avrebbe rischiato di arrivare dopo di noi e di non fruire della norma che salva il miglior perdente delle coalizioni: i sondaggi ci danno all’1,3, mentre Fli è all’1,2”. Troveranno tuttavia per certo posto al Senato la Bertolini e Cazzola, ma pare che Monti non voglia candidare Frattini e che la scure di Bondi taglierà fuori Pisanu. Insomma la partita liste è stata sofferta anche se l’ex Pd Pietro Ichino, capolista in Lombardia per il Senato, racconta di un’idilliaca quadratura del cerchio: secondo lui saranno “liste al 98% composte da persone nuove e diverse, selezionate secondo criteri molto severi”. Andrea Olivero, ex presidente Acli, anticipa che “ci sarà qualche sorpresa” mentre Lorenzo Dellai si occupa di ridimensionare lo ‘strappo’ con il ministro Corrado Passera, derubricandolo alla stregua di “critiche ingenerose sulle quali occorrerà riflettere”. Intanto, mentre le sigle cattoliche di Todi rinviano la riunione annunciata con Monti in attesa di “chiarimenti”, il premier in una nuova comparsata in tv difende la scelta di “scendere dal ‘piedistallo di sopra le parti’ per stare non con la destra né con la sinistra, ma dalla parte dei cittadini”. E Monti svela le prime ‘sorprese’: in lista ci saranno Valentina Vezzali, Ilaria Borletti Buitoni, l’industriale Alberto Bombassei e il direttore del Tempo Mario Sechi.