La Fornero boccia Monti: «Rischia il flop»

Elsa Fornero se ne va in punta di piedi ma non rinuncia a un colpetto di tacco negli stinchi del professore. «Monti ha tutto il mio sostegno, però rischia tanto…». Dalle colonne del quotidiano amico, “La Stampa”, dove il marito Mario Deaglio da anni commenta le vicende economiche come editorialista, il ministro si toglie lo sfizio di dare l’addio al governo con stile e sobrietà, ma ventilando conseguenze nefaste per il possibile bis cui aspira il suo amatissimo premier. «L’operazione politica di Mario Monti trova tutto il mio sostegno, ma un conto è l’operazione e un conto è la realizzazione. Non nascondo di temere che in questa realizzazione si possano intrufolare elementi esterni che la impoveriscano, che ne riducano la portata di grande novità positiva».  Per la Fornero il rischio dell’operazione Monti è quello dei “trasformismi”. «C’è il rischio che l’eredità di questo governo, un capitale di innovazione, sia sprecato nello scontro elettorale di queste settimane», aggiunge il ministro. A incidere sulla scelta di non candidarsi, spiega poi la Fornero, ci sono “ragioni familiari” e gli “attacchi personali e molto violenti subiti, per cui l’idea di essere di nuovo un bersaglio in campagna elettorale non mi attira proprio». In merito al suo grave errore, la sottovalutazione della questione degli esodati, la Fornero si assolve: «La cosa di cui posso rimproverarmi è di aver accolto con fiducia le stime dell’Inps e della Ragioneria dello Stato». Oggi sui giornali c’è anche un’intervista a Massimo D’Alema, inizialmente sponsor politico del premier Monti ma poi diventato il suo principale censore. Ieri, sul “Corriere della Sera”, ha sparato ancora a palle incatenate: «Monti è un uomo che ha servito bene il Paese, una riserva della Repubblica. Ma ora sciupa se stesso, spreca le sue possibilità, fino qui molto forti, di continuare a fare qualcosa di importante e di utile per l’Italia», spiega in una conversazione che anticipa l’uscita del libro “Controcorrente”, conversazione con Peppino Caldarola. «Questa operazione non sconvolgerà gli assetti politici, come forse sarebbe avvenuto se Monti fosse entrato in politica come il campione di una destra moderata di stampo europeo che in Italia, come è noto, non ha rappresentanza», afferma D’Alema.