La casa nuova gallina dalle uova d’oro: al fisco frutta 41 miliardi

La casa si conferma gallina dalle uova d’oro per il fisco italiano. Nell’ultimo anno, complice l’Imu, gli immobili hanno fruttato all’erario un gettito di 41 miliardi di euro, di cui circa il 49% proveniente dall’Imposta municipale sugli immobili introdotta da Mario Monti con il decreto “Salva Italia”. Sul mattone, oltre all’Imu, gravano anche Irpef, Iva, imposta di registro, Tarsu o Tia (sostituite da quest’anno dalla Tares), imposta ipotecaria e catastale e imposte sul consumo di energia elettrica. Il dato è contenuto nel documento conclusivo dell’indagine della Commissione per l’Anagrafe tributaria che auspica una maggiore integrazione di tutti i dati. L’amore del fisco per la casa è di vecchia data.  Dall’Isi nel 1992 all’Imu nel 2012, gli immobili la hanno costituito l’oggetto delle principali stangate sui redditi familiari degli ultimi 20 anni. Secondo la ricerca pubblicata dall’Ufficio politiche territoriali della Uil, l’Imposta straordinaria sugli immobili introdotta nel 1992 costò agli italiani in media 91 euro con punte di 214 euro a Roma e di 200 euro a Milano, mentre l’introito allora fruttò 11.500 miliardi di vecchie lire (5,9 miliardi di euro). L’aliquota era del 2 per mille sull’abitazione principale e del 3 per mille sugli altri immobili. Nel 2007, ultimo anno dell’Ici sulla prima casa, il costo medio per le famiglie fu di 136 euro medi con punte di 408 euro a Roma e di 393 euro a Milano, mentre il gettito fruttò circa 11 miliardi di euro (2,8 miliardi dalla prima casa). Nel 2012, con l’Imu, il cui costo medio per la prima casa è stato di 278 euro, con punte di 639 euro a Roma e 428 euro a Milano, il gettito complessivo è stato di 23,2 miliardi di euro (3,8 miliardi di euro dalla prima casa), di cui: 14,8 miliardi nelle casse dei Comuni e 8,4 miliardi nelle casse dello Stato centrale. Come si vede la proposta del centrodestra di abolire l’Imu sulla prima casa non porterebbe a scompensi importanti  sulle entrate. Dei 23,2 miliardi complessivi solo 3,8 verrebbero messi in discussione e potrebbero essere compensati facilmente con altre misure. Si dimostra quindi infondato l’allarme lanciato dal centrosinistra e dallo stesso Bersani che accusano Berlusconi di demagogia. tra l’altro, liberare la casa in cui si abita dal balzello dell’Imu significherebbe anche una maggiore equità in termini fiscali, e un aiuto alle famiglie con minori disponibilità in termini di reddito cosa che, in momenti di difficoltà economiche come l’attuale, costituisce anche un tetatitvo di redistribuire il reddito a beneficio dei meno fortunati.