India, ritorno amaro per i marò

Nessuno ne dubitava. È comunque con grande amarezza che i nostri due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre si apprestano a partire, nel pomeriggio, per la loro prigione in India, a Kochi, dove arriveranno presumibilmente domani. Sì perché il massimo riserbo continua a caratterizzare la loro “licenza” italiana e le notizie arrivano per strade indirette. Le loro famiglie comunque hanno fatto sapere che la parola è parola e che quindi il ritorno non è in discussione da parte di nessuno. A quanto si apprende, i due fucilieri di Marina, incarcerati in India nel febbraio dell’anno scorso perché accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati (circostanza anche questa tutt’altro che chiara), hanno trascorso le vacanze natalizie con le rispettive famiglie in un clima sereno anche se non privo di molta preoccupazione per il futuro. Oggi i due appartenenti al “San Marco” incontreranno a Roma il ministro della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola. Li accompagnerà il loro comandante ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, capo di Stato maggiore della Marina militare. I due si sono anche presentati alla procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta sulla vicenda, per rispondere ad alcune domande.  Nelle ore passate ci sono state voci discordanti sull’opportunità del rientro in India dei marò, come quella del capogruppo in commissione Esteri della Camera Enrico Pianetta, che ha auspicato che la magistratura italiana trattenga Girone e Latorre in Italia per esservi giudicati, ma il suo appello per ora sembra inascoltato. Insomma, salvo colpi di scena inaspettati oggi pomeriggio i marò partiranno dall’aeroporto militare di Ciampino per arrivare a Kochi domani mattina, dopo uno scalo negli Emirati arabi uniti. La prossima mossa è ora alla Alta corte indiana, che ieri ha ripreso i lavori, ma che non ha ancora messo a ruolo l’esame del caso dei marò, relativo alla competenza giurisdizionale della vicenda. Intanto, il 15 gennaio, Girone e Latorre saranno davanti al tribunale ordinario indiano per rispondere dell’accusa di omicidio volontario. Nel frattempo si aspetta la sentenza dell’alta corte, ma anche su questo non c’è nessuna certezza sul quando arriverà: chi dice a ore, che dice a fine mese. Il “metodo indiano” continua.